È la pena più grave nella vita della Chiesa e il solo nome evoca condanne da pene dell’inferno: la scomunica. Mercoledì 1 luglio ad Econe, in Svizzera, si è consumata appunto la scomunica nei confronti dei sei vescovi lefebvriani, i due consacranti e i quattro consacrati.

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« Mettere fuori dalla comunione»

Nella sua etimologia latina, “ex-communicare” significa “mettere fuori dalla comunione”. Un provvedimento che, come ha ricordato anche Papa Leone XIV nella sua lettera del 29 giugno indirizzata al Superiore generale della Fraternità, don Davide Pagliarani, viene assunto, in questo caso, dopo un «atto scismatico» (quello delle ordinazioni episcopali senza mandato pontificio, appunto), che priverebbe i fedeli della Fraternità «della ricezione lecita e, in taluni casi persino valida, dei Sacramenti». Quindi, ha sottolineato Papa Prevost, di «estrema gravità». Di per sè la scomunica prevede non solo l’inibizione dalla partecipazione all’Eucaristia, ma dalla vita sacramentale e spirituale dell’intera Chiesa.

Sentenza automatica

In termine tecnico si chiama ’latae sententiae’: è cioè automatica, solo per il fatto che è stato compiuto questo atto, in disobbedienza al Papa. Il Vaticano dovrà ratificare questa decisione in un paio di giorni ma è già un fatto compiuto. Non ci saranno ricorsi ma una scomunica non è mai definitiva, ci può essere sempre per la Chiesa un ravvedimento, una ricucitura. Ne è prova che due degli scomunicati, monsignor Alfonso de Galarreta e mons. Bernard Felley, rispettivamente vescovo consacrante e co-consacrante della celebrazione ad Econe, erano stati già scomunicati nel 1988 da Giovanni Paolo II perché erano due dei quattro vescovi consacrati allora da mons. Marcel Lefebvre. La loro scomunica era stata poi revocata, a gennaio del 2009, da Benedetto XVI.

Scomunica per tutti coloro che aderiscono all’atto scismatico

Ma di fatto saranno scomunicati anche tutti coloro che aderiranno a questo atto scismatico, ovvero dalla volontà di separarsi dalla Chiesa cattolica, ignorando la volontà e le parole del Papa. Tutti, dai sacerdoti ai laici. Quindi il rischio per il popolo che continuerà a seguire la Fraternità di San Pio X sarà non avere una vita cristiana piena, a partire dai sacramenti, dalla comunione al battesimo, dai matrimoni alle confessioni.

L’appello di Leone

Lo aveva indicato lo stesso Papa Leone XIV nel suo ultimo appello ai Lefebvriani: «Vi esorto a considerare attentamente il bene spirituale dei fedeli, perché l’atto scismatico che compireste li priverebbe della ricezione lecita e in taluni casi persino valida dei sacramenti che essi amano e cercano per la propria santificazione», le parole del Pontefice che sperava di evitare lo strappo che alla fine invece si è consumato, nel pratone di Econe, esattamente come era avvenuto trentotto anni fa.

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