Una parola francese al centro di uno dei casi più intricati della governance sportiva italiana. È il “Pantouflage”, cioè il passaggio di un dirigente pubblico a incarichi nel settore privato, portandosi dietro le relazioni costruite nel ruolo istituzionale precedente. Ed è questa norma, introdotta dal cosiddetto Testo unico del pubblico impiego, a trasformare la candidatura di Giovanni Malagò alla presidenza della Figc in un caso giuridico e politico.

La norma sul “Pantouflage”

Il nodo è temporale. Malagò ha lasciato la presidenza del Coni il 26 giugno 2025. Ha depositato la candidatura alla guida della Federcalcio il 13 maggio 2026, con le elezioni fissate per il 22 giugno. Dodici mesi di distanza. La norma sul “Pantouflage”, prevista all’art. 53, comma 16-ter del D.Lgs. 165/2001, ne richiede trentasei.

Si legge: «I dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, non possono svolgere, nei tre anni successivi alla cessazione del rapporto di pubblico impiego, attività lavorativa o professionale presso i soggetti privati destinatari dell’attività della pubblica amministrazione svolta attraverso i medesimi poteri. I contratti conclusi e gli incarichi conferiti in violazione di quanto previsto dal presente comma sono nulli ed è fatto divieto ai soggetti privati che li hanno conclusi o conferiti di contrattare con le pubbliche amministrazioni per i successivi tre anni con obbligo di restituzione dei compensi eventualmente percepiti e accertati ad essi riferiti».

Il Coni è inteso come amministrazione pubblica?

Il punto, allora, è proprio all’interno del periodo sopra: il Coni rientra tra quelle pubbliche amministrazioni dell’articolo 1, comma 2, del Testo unico del pubblico impiego. Quest’ultima parte, in particolare, recita: «Per amministrazioni pubbliche si intendono tutte le amministrazioni dello Stato». Ma la parte decisiva arriva alla fine: «Fino alla revisione organica della disciplina di settore, le disposizioni di cui al presente decreto continuano ad applicarsi anche al Coni».

Il 22 giugno le elezioni

Arriviamo all’attualità, quando mancano circa due settimane al voto (22 giugno) per eleggere il nuovo presidente della Figc. Il 20 maggio il senatore leghista Roberto Marti ha depositato un’interrogazione parlamentare al ministro dello Sport Abodi, chiedendo un chiarimento preventivo presso le autorità competenti.

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