Se si volesse ampliare lo sguardo all’anno e 4 mesi (da gennaio 2025) che include i 65 milioni di prenotazioni acquisite dalla Piattaforma, un calcolo spannometrico restituirebbe un gap di 13 milioni di prestazioni non evase, mal contate. Tra queste è chiaro che rientrano – come ha rilevato il Dg Tanese – innanzitutto anche quelle che magari di un solo giorno sforano i tempi prescritti dalle classi di priorità.

I dati per Regione

Nel primo quadrimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo del 2025 – rilevano dall’Agenzia che monitora in tempo reale la situazione e che ha annunciato un Bollettino trimestrale sull’andamento – si evidenzia però un miglioramento a livello nazionale sia per le visite sia per gli esami diagnostici, su tutte le classi di priorità. In particolare, per le prime visite la percentuale di rispetto dei tempi di attesa passa dal 76,1% al 78,7% mentre per gli esami diagnostici va dall’83% all’84,7 per cento. Il miglioramento riguarda soprattutto le prestazioni “urgenti” e “brevi”, a testimonianza di «un lavoro intenso in corso nelle Regioni» e di un sistema che nel complesso «è in tensione», ha sottolineato ancora il Dg Tanese.

Il quadro generale restituisce il miglioramento in 16 Regioni su 21 mentre analizzando il dato sulle singole Regioni, per le prime visite peggiorano Abruzzo, Trento, Sardegna, Sicilia e Valle d’Aosta mentre per gli esami sono in “calo” sempre Abruzzo, Piemonte, Bolzano, Trento, Sicilia e Valle d’Aosta. Alcune Regioni, come l’Abruzzo che nel complesso presenta un trend discesa, registrano però un balzo sulla classe di priorità U tra primo quadrimestre 2025 (76,5%) e primo quadrimestre di quest’anno (85,6%) a riconferma della scelta di recuperare proprio dove i cittadini presentano maggiore urgenza.

Troppe “programmate”

Tra le anomalie da correggere, l’attribuzione “sospetta” dei codici di priorità. in Basilicata la percentuale di prime visite in classe P (erogabile in 120 giorni) arriva all’85,5%, in Campania supera l’80%, in Molise è del 71,5% e in Calabria del 66,5% mentre nel Lazio è del 51,4% e giù a scendere. All’opposto c’è il dato di Toscana (7,8%), Piemonte (8,2%), Emilia Romagna (8,8%) e Umbria (13,5%) e «su questo aspetto è stato avviato un confronto con le Regioni».

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