Dopo la prima tappa milanese al Design Museum, la mostra “La chimica del design. Progettare la materia”, promossa da Federchimica e Adi Design Museum di Milano farà tappa a Roma. Dal 3 al 20 novembre è infatti in programma l’esposizione di alcuni dei pezzi di design più significativi del made in Italy a Palazzo Piacentini, lo storico edificio di via Veneto dove ha sede il Ministero delle Imprese e del Made in Italy. L’allestimento all’interno delle sale di Palazzo Piacentini è stato ideato da Andrea Rovatti, e adotta un sistema modulare leggero, fluido ed elastico che si adatta allo spazio e agli oggetti in mostra, rispecchiando la natura stessa della materia in trasformazione.

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La mostra indaga il ruolo dell’industria chimica nell’innovazione progettuale, mettendo in luce il contributo, spesso meno visibile ma determinante, che essa offre alla cultura del progetto e alla competitività del Made in Italy. Attraverso una selezione di progetti della Collezione Storica del Compasso d’Oro e dell’ADI Design Index, il percorso espositivo mostra il ruolo della chimica a partire dalla progettazione.

«Essere ospitati al MIMIT con questa mostra, ci permette di affermare, ancora una volta, la centralità strategica della chimica per l’intero sistema produttivo nazionale. L’obiettivo è invitare il pubblico a guardare la nostra industria da una prospettiva inedita. Con 60 miliardi di euro di fatturato nel 2025 e oltre 117 mila addetti, la chimica è la quinta industria del Paese e il terzo produttore in Europa. I suoi prodotti sono componenti essenziali del 95% dei manufatti utilizzati per soddisfare ogni esigenza», ricorda il presidente di Federchimica Francesco Buzzella. «Il dialogo con la ricerca chimica ha avuto e continua ad avere un ruolo fondamentale nell’evoluzione del progetto, una funzione generativa che dischiude sempre nuove prospettive – aggiunge Luciano Galimberti, presidente di Adi -: ha ampliato le possibilità espressive del design, migliorato le prestazioni dei prodotti e abilitato nuove soluzioni verso una progettazione più responsabile e circolare. Raccontare questo legame significa quindi rendere visibile una parte essenziale, e spesso invisibile, della cultura del progetto italiano».

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