«L’efficienza aerodinamica si aggiunge a quella del contatto tra le ruote di ferro e il binario, tipica del trasporto ferroviario, che è dieci volte più efficiente di quello della gomma sull’asfalto», dice Bernabei, che guida un team di 10 persone tra esperti di meccanica, meccatronica e sviluppo software. «Tutto ciò permette di ridurre il consumo di energia a soli 3 kilowattora per 100 km di percorrenza, fortemente competitivo dunque rispetto ai 14 kilowattora minimo richiesti da un veicolo elettrico che copre la medesima distanza su strada».

Ogni taxi poi è dotato di un set di mecanum wheels, ruote solitamente utilizzate in ambito industriale e per la prima volte applicate in ambito ferroviario: poste sotto il pianale del veicolo sono in grado di farlo muovere a 360 gradi e vengono utilizzate quando, arrivato a destinazione finale, il taxi uscirà dal binario per andare a posizionarsi nel parcheggio dove attenderà la successiva chiamata, mentre effettua la ricarica della batteria elettrica, già in parte ripristinata durante il tragitto grazie a un sistema di frenata rigenerativa.

La rete

«Sarà possibile potrà pagare una tariffa più alta per avere un veicolo solo per sé che arrivi a destinazione il più presto possibile, oppure sceglierne una più bassa quando si condivide il mezzo con altri passeggeri che si fermeranno in alcune fermate intermedie», spiega il co-fondatore e amministratore delegato Nicola Mosca.

L’idea di trasformare le ferrovie in autostrade ferrate per piccoli veicoli innovativi deriva dalla constatazione che in Italia ed in Europa molte linee ferroviarie sono ancora a binario singolo con problemi di carattere operativo tali da rendere il trasporto spesso insoddisfacente per la clientela. «A livello europeo ci sono circa 900 linee a binario singolo, di cui circa un quarto di queste trasportano almeno 5 mila passeggeri al giorno», spiega Nicola Mosca, «senza contare che uno studio del 2023 dà evidenza del fatto che 13mila chilometri di queste linee sono attualmente inutilizzate, infrastrutture che con RailEvo potrebbero letteralmente rinascere, offrendo un servizio di viaggio veloce, ecologico ed economico, migliorando la qualità della vita delle persone e sostenendo territori a rischio spopolamento».

In Italia le cose non vanno diversamente: nella rete circa il 60% delle linee è a binario unico ed ammontano a 1289 km le linee dismesse.

Condividere.
Exit mobile version