Per chi vive in una provincia del Centro-Nord, specie quelle più popolose, comprese grandi città come Milano, avere un medico di famiglia è sempre più una fortuna.

Ogni anno sono sempre di meno – ne sono rimasti attivi circa 40mila – perché tra pensionamenti, posti vacanti in sedi disagiate e bandi che vanno mezzi deserti, quello del medico di famiglia diventa una specie in via di estinzione.

E così i dottori che ancora aprono i loro ambulatori sono costretti all’extra lavoro, cioè ad avere ben oltre mille assistiti – che sarebbe la soglia ottimale – superando anche il massimale di 1.500 pazienti, asticella simbolica oltre alla quale garantire ricette e cure è un’impresa.

Il problema è noto: la professione è sempre meno attrattiva per chi sogna di indossare il camice bianco e ora rischia di finire in un vicolo cieco se farà flop anche l’ultimo tentativo del ministro della Salute Schillaci e delle Regioni di avviare una riforma graduale.

L’idea allo studio è quella di introdurre un doppio canale: a fianco a quello principale dell’attuale convenzione (i medici restano liberi professionisti che firmano un “accordo” con il Ssn) si sta valutando la possibilità di introdurre un canale residuale che prevede di assumere i dottori come dipendenti, per farli lavorare nei territori dove ce ne sono di meno e dentro le oltre mille nuove Case di comunità che devono aprire entro fine giugno.

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