La riforma dei medici di famiglia si farà in due fasi: un decreto legge light per le misure più urgenti come quella necessaria a coprire le carenze nelle nuove Case di comunità con dottori dipendenti e non più solo in convenzione come oggi e poi un disegno di legge per le altre misure a partire dalle nuove modalità di remunerazione dei camici bianchi a cui si rivolgono ogni giorno milioni di italiani.
La riforma voluta dal ministro della Salute Schillaci fa un nuovo passo in avanti dopo i primi incontri tecnici con le Regioni e incassa anche il via libera della premier Meloni che ha incontrato Schillaci e il governatore del Lazio Francesco Rocca per ascoltare la proposta di riforma raccomandando un confronto responsabile con le Regioni. E proprio gli assessori alla Salute hanno iniziato a lavorare alla bozza . Un lavorìo questo che dovrebbe concludersi nei prossimi giorni – in cantiere anche un incontro con i sindacati dei medici – prima di arrivare in consiglio dei ministri, appuntamento che verosimilmente arriverà a fine mese. Come detto la riforma punta su di un doppio canale: quello che mantiene l’attuale convenzione come canale principale con i medici di famiglia liberi professionisti e quello nuovo della dipendenza che le Regioni potranno utilizzare per coprire le carenze a livello territoriale e soprattutto nelle oltre mille Case di comunità che devono aprire entro giugno.
Nel decreto andrà la disciplina del nuovo canale della dipendenza che riguarderà anche medici con la specializzazione in geriatria o in medicina interna, il possibile debito orario per tutti i medici di famiglia (almeno 6 ore a settimana in Casa di comunità) e l’estensione fino ai 18 anni per i pazienti dal pediatra. Nella legge ordinaria – che potrebbe finire anche in un vicolo cieco – la nuova remunerazione dei medici di famiglia (non più in base al numero degli assistiti ma in base a obiettivi) e molto probabilmente la riforma della formazione che dovrebbe diventare universitaria. Intanto resta alta la tensione sulla spesa farmaceutica che cresce, con il ministro Schillaci che non avrebbe apprezzato le spiegazioni dei vertici dell’Aifa che restano ancora nel mirino.

