Rafforzare la cooperazione su difesa, commercio, ricerca, investimenti, intelligenza artificiale e contrasto al terrorismo e al traffico di esseri umani. Con un obiettivo ulteriore già condiviso: raggiungere entro il 2029 un interscambio commerciale di 20 miliardi di euro (oggi vale 14 miliardi), sull’onda dell’accordo di libero scambio Ue-India firmato il 27 gennaio e prossimo a entrare in vigore.

Giorgia Meloni ha accolto ieri con una cena privata offerta in suo onore alla Casina Valadier il primo ministro indiano Narendra Modi appena atterrato a Fiumicino (ad attenderlo, il vicepremier e titolare della Farnesina, Antonio Tajani) in vista del vertice Italia-India che si svolgerà oggi a Villa Pamphilj. È la prima visita bilaterale di Modi in Italia, dopo la partecipazione al G7 di Borgo Egnazia nel giugno 2024 e al G20 di Roma nell’ottobre 2021. Ed è la prima missione ufficiale nella Capitale di un premier indiano negli ultimi 26 anni. Strategica, soprattutto alla luce del cantiere del corridoio Imec, quella Via del Cotone che dovrà connettere l’Europa all’Indo-Pacifico passando per i Paesi del Golfo e rappresentare un’alternativa più che valida alla Via della Seta verso la Cina.

Il faccia a faccia tra Meloni e Modi è il settimo in tre anni e prova un dialogo sempre più intenso, come testimoniano anche le missioni di altri esponenti del Governo: lo stesso Tajani, il ministro della Difesa Guido Crosetto, il titolare delle Imprese Adolfo Urso. Scopo del bilaterale sarà elevare al rango di «speciale» il partenariato strategico Italia-India avviato nel 2023, che ha portato al lancio del Piano d’azione 2025-2029. In una dichiarazione congiunta che firmeranno stamane i due leader individuano nuove direttrici di cooperazione, istituzionalizzando gli incontri annuali, annunciando l’Anno della Cultura e del Turismo Italia-India 2027 e potenziando l’iniziativa Innovit India per avvicinare i rispettivi ecosistemi dell’innovazione.

Ma sul tavolo di Meloni e Modi, che conclude con la tappa romana un viaggio che lo ha visto negli Emirati, in Olanda, Svezia e Norvegia, campeggiano anche i dossier internazionali: la guerra in Iran e la chiusura di Hormuz (l’India, che ha aderito alla coalizione dei Volenterosi per una missione nello Stretto dopo il cessate il fuoco, è il terzo esportatore di petrolio e Modi ha appena varato un piano di austerity energetica: si veda Il Sole 24 Ore del 12 maggio), il conflitto in Ucraina e la sicurezza nell’Indo-Pacifico. Convitati di pietra, i rapporti con gli Usa di Donald Trump e con la Cina di Xi.

I due capi di governo parteciperanno poi a un pranzo con i vertici di grandi gruppi industriali italiani (tra cui Fincantieri, Leonardo, Ferrovie, Almaviva, Maire; sono oltre 700 le imprese operative in India) e indiani (come Rpg Group, Upl Limited, Waaree Energies Ltd, Tata Advanced Systems). Contatti cruciali per spingere gli investimenti. Tante le intese che saranno siglate, dal trasporto marittimo all’agricoltura, dall’istruzione superiore ai minerali critici, dalla cooperazione museale alla lotta ai reati economico-finanziari. Il tormentone “Melodi”, come sui social indiani chiamano la relazione speciale tra Meloni e Modi, è destinato a continuare.

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