Il 14 ottobre si chiude a Bruxelles l’esame del disciplinare unico «Miele Qualità Certificata», il primo standard nazionale di settore nell’ambito del Sistema di qualità nazionale zootecnia (Sqnz). Il testo, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 22 aprile 2026 e notificato alla Commissione europea, richiede l’assenza di pastorizzazione, l’estrazione solo per centrifugazione, un’umidità sotto il 17% e la tracciabilità lungo tutta la filiera.

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Conapi, il Consorzio nazionale apicoltori di Monterenzio (Bologna), ha contribuito alla stesura nell’ambito del lavoro coordinato da Unaapi. Ne auspica la rapida entrata in vigore: per la direttrice generale Nicoletta Maffini, «la qualità certificata è il passo successivo rispetto alle regole sull’etichetta, in una fase complicata per il miele italiano».

Mercato Gdo a 157 milioni (-0,8%), altri 150 fuori canale

Dopo un’annata di caldo e siccità, infatti, nel 2025 la produzione nazionale si è fermata a circa 31mila tonnellate, mentre le importazioni hanno superato le 26mila (+18%), secondo l’Osservatorio nazionale miele. Lo scaffale della grande distribuzione ne risente: nelle ultime 52 settimane al 23 agosto 2026 (NielsenIQ, totale Italia) il mercato vale oltre 157 milioni di euro, con un calo dello 0,8% a valore, del 2,4% a volume e dello 0,3% a confezioni. Maffini stima in altri 150 milioni di euro circa le vendite fuori da questo canale.

Etichetta d’origine dal 14 giugno, ma con tre deroghe

Sul fronte dei vasetti, però, una novità è già in vigore. Dal 14 giugno 2026 si applica la direttiva (Ue) 2024/1438, detta Breakfast, recepita con il Dlgs 207/2025: i Paesi d’origine vanno indicati in ordine decrescente e con le rispettive percentuali, mentre prima bastava la formula «miscela di mieli Ue e non Ue». Il vantaggio per il consumatore c’è, ma le deroghe lo ridimensionano: tolleranza del 5% su ogni quota, percentuali facoltative per le quote minori se i primi quattro Paesi superano il 60% della miscela, codice a due lettere sotto i 30 grammi (per cui, per esempio, sulla monoporzione si leggerà “CN” per la Cina).

«Siamo grati per questo passo avanti, ma crediamo non sia ancora abbastanza – dichiara Maffini – l’ideale sarebbe arrivare all’indicazione dell’origine nella sua totalità, con tutte le percentuali in caso di miscele». E aggiunge: «Resta il lavoro più importante, favorire e fare cultura sul miele italiano, sul suo valore e sulla sua varietà».

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