Il piano immobiliare della Rai «non si ferma» e non sarà riscritto sull’onda delle polemiche. L’amministratore delegato della Tv pubblica, Giampaolo Rossi, sceglie parole nette mentre il caso del Teatro delle Vittorie si allarga alle sedi regionali, alla governance, ai conti, agli ascolti e ai diritti sportivi. Rivendica una Rai «plurale», chiede risorse certe e adeguate e respinge l’idea di un’azienda ostaggio della politica. E sul richiamo a Sigfrido Ranucci per le affermazioni, a “Cartabianca” su Rete 4, sul ministro della Giustizia Carlo Nordio? «Noi difendiamo il giornalismo d’inchiesta. Ma non quello fondato su fonti non verificate»,
In Rai una polemica tira l’altra. Ranucci, ma prima le vendite contestate, come il Teatro delle Vittorie.
Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai. Che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. L’età media è 40 anni. In termini di sostenibilità economica, ma anche di complessità gestionale rischia di non essere più coerente. A regime il Piano porterà risparmi per oltre 10 milioni l’anno.
E il Teatro delle Vittorie?
Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile. Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Non risponde più agli standard produttivi. Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: sette per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita.

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