L’autocandidatura dei comuni per ospitare i depositi nazionali per le scorie radioattive è solo uno dei nuovi emendamenti inseriti all’interno del disegno di legge sul nucleare. Le Commissioni Ambiente ed Attività produttive della Camera hanno concluso ieri la votazione degli emendamenti al testo del ddl presentato dal governo con l’obiettivo di approvare la legge delega prima della pausa estiva.

L’ok delle Commissioni

Sono passati quasi 40 anni dal referendum abrogativo del 1987. All’epoca gli italiani si sono espressi anche sul nucleare, optando sull’abbandono dell’energia atomica. L’appuntamento alle urne, tra l’altro, è stato un anno dopo il disastro di Chernobyl. Ora l’Italia fa un altro passo verso il ritorno al nucleare.

Dopo il via libera delle due Commissioni, il prossimo step sarà il voto di oggi, mentre per la presentazione del testo al Senato bisognerà attendere il 26 maggio. Ad attendere l’esito delle votazioni è il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin. Per lui si tratta di appuntamento parlamentare di grande importanza per costruire una cornice normativa che sia in grado di dare all’italia «una strategia energetica moderna, pragmatica e coerente con gli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza energetica».

Il coinvolgimento dei comuni

La candidatura spontanea dei comuni per cedere i loro spazi alle future centrali rappresenta la principale novità tra le modifiche apportate dalle Commissioni. Dalla logica dell’imposizione si passa quindi alla partecipazione volontaria. La strada del consenso locale prevede che i comuni debbano presentare domanda per accogliere sia i depositi temporanei che definitivi delle scorie nucleari.

«Le integrazioni approvate, dalla valorizzazione delle filiere nazionali ed europee del nucleare alla possibilità per i Comuni di autocandidarsi a ospitare gli impianti – sottolinea il ministro – confermano la volontà di sviluppare un percorso trasparente, partecipato e orientato alle competenze industriali del Paese».

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