«È stato ricordato che l’unico partito che era favorevole al nucleare nel referendum del 1987 era il Partito repubblicano. All’epoca ero giovane segretario del Partito repubblicano e ricordo una riunione in piazza dei Caprettari in cui Giovanni Spadolini ci disse che dovevamo vincere il referendum. Ci fermammo all’11%. Ma è da allora che sono convinto della necessità di investire sul nucleare. Una fonte energetica non di sostituzione delle altre ma di integrativa delle altre fondi di energia».

A dirlo questa mattina nel corso del Forum in Masseria, nell’ambito del panel “Dalla dipendenza alla resilienza: la nuova politica energetica italiana” il ministro dell’Ambiente Gilberto Pichetto Fratin.

Chiudere il quadro normativo entro fine legislatura

«Abbiamo riavviato questo percorso due anni fa – ha aggiunto Pichetto Fratin – con un’analisi approfondita. Abbiamo presentato un disegno di legge approvato dalla Camera e ora speriamo che nel prossimo e mezzo possa essere convertito in legge dello Stato. Dopodiché c’è l’impegno del Governo e della premier Meloni di arrivare entro la fine dell’anno al completamento del quadro normativo con i decreti attuativi. I tempi? Dipendono poi dalla ricerca sperimentazione e tecnologie disponibili Io dico il 2033-34 potrebbero essere gli anni dell’avvio concreto. L’obiettivo è arrivare a coprire con il nucleare un 10-15% del fabbisogno energetico al 2040. Stiamo lavorando per il futuro dei nostri ragazzi. Vorremmo lasciare un paese forte, l’alternativa è altrimenti la decrescita felice».

«Sulle accise vediamo cosa succede a Ginevra»

Ma il ministro dell’Ambiente al Forum in Masseria ha parlato anche di altri temi sensibili sul fronte energetico a cominciare dal tema accise. «Domani o dopodomani a Ginevra firmano qualcosa rispetto allo Stretto di Hormuz e al Golfo Persico, perché certamente tutto questo ha delle conseguenze».

Importare gas dalla Russia non cambia le sorti del Paese

Il ministro ha risposto anche a una domanda sull’opportunità di tornare a importare gas dalla Russia. «Prendere il gas dalla Russia – ha aggiunto – può convenire al massimo a un singolo operatore che può aumentare i margini di utile perché comunque quando il gas arriva in Europa il suo prezzo di riferimento viene stabilito alla borsa di Amsterdam. Insomma, non è il gas russo che cambierà le sorti del Paese. A impattare è la guerra in medio Oriente che ha eliminato dal mercato il 20% delle forniture energetiche. Se la situazione dovesse normalizzarsi e le forniture ripartire allora il prezzo dei prodotti energetici potrà calare».

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