«E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò, ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni». Dopo quasi 18 mesi di detenzione, Gianni Alemanno lascia oggi il carcere di Rebibbia. Ad annunciarlo è l’ex sindaco di Roma (2008-2013), che ha pubblicato un lungo post sulle sue pagine social, dove non risparmia critiche al sistema giudiziario italiano: «Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente, perché il reato per cui sono stato condannato (traffico d’influenze per abuso d’ufficio) è stato abolito e perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

“Mondo di mezzo”

La vicenda giudiziaria dell’ex sindaco della capitale ebbe inizio alla fine del 2014 con l’iscrizione al registro degli indagati nell’ambito di “Mondo di mezzo”, la maxi-inchiesta sui rapporti tra pubblica amministrazione e crimine organizzato a Roma. Inizialmente Alemanno era accusato di concorso esterno in associazione di stampo mafioso e corruzione. Il primo capo d’imputazione venne in seguito archiviato su richiesta dei pm, mentre vennero confermate la corruzione e il finanziamento illecito.

Il Tribunale di Roma condannò l’ex sindaco in primo grado a sei anni di reclusione proprio per questi ultimi due reati e la Corte d’Appello confermò la sentenza a ottobre 2020. Alemanno fece dunque ricorso in Cassazione, dove venne assolto dal reato di corruzione: restarono così in piedi solo il finanziamento illecito e una nuova accusa, quella di traffico di influenze, derivante dalla riqualificazione di un episodio di corruzione.

Il nuovo processo e il carcere

Nell’ambito del nuovo processo disposto in Corte d’Appello dalla Cassazione Alemanno venne condannato a un anno e dieci mesi di reclusione, sentenza confermata in Cassazione. Inizialmente l’ex sindaco di Roma ottenne la possibilità di scontare la pena in misura alternativa presso una struttura dell’associazione So.Spe. – Solidarietà e Speranza, ma, dopo l’emersione di alcune violazioni, il 31 dicembre 2024 venne tradotto a Rebibbia.

Sulle sue pagine social Alemanno – che durante i mesi di detenzione ha tenuto un “diario di cella” – promette che non interromperà la lotta contro il sovraffollamento carcerario dopo essere uscito di prigione. «Uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze», afferma l’ex sindaco, aggiungendo però che «un pezzo del mio cuore rimane tra qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo, negli occhi di chi cerca ancora un riscatto e una speranza. E dove la Repubblica italiana si gioca la sua faccia».

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