Da una parte i depositi pieni di olio, ancora occupati dalle giacenze invendute della scorsa stagione, dall’altra la mancanza di liquidità stanno mettendo in difficoltà i frantoi oleari italiani. «L’immobilizzo dei capitali nel prodotto stoccato rischia, infatti, di impedire ai frantoi di acquistare e pagare la nuova produzione nei termini previsti dalla normativa», con il rischio concreto che molti operatori «non siano nelle condizioni di ritirare le olive e l’olio della prossima campagna olearia». È l’allarme lanciato da alcune tra le principali associazioni nazionali e territoriali dei frantoiani, che hanno sottoscritto e inviato alle istituzioni un documento unitario «sulla grave crisi del comparto olivicolo-oleario».
La crisi nasce anche dal forte squilibrio registrato durante l’ultima campagna: «i frantoiani hanno acquistato la materia prima a prezzi particolarmente elevati – si legge in una nota – mentre le successive quotazioni di mercato sono scese al di sotto dei costi sostenuti. Le imprese si trovano così costrette a scegliere tra mantenere l’olio nei depositi o venderlo subendo rilevanti perdite economiche».
A rendere ancora più pesante la situazione «contribuiscono l’aumento dei costi dell’energia, della logistica e dei trasporti, oltre agli oneri legati alla movimentazione e alla gestione delle sanse e delle acque di vegetazione».
«Non è una crisi che riguarda soltanto le imprese di trasformazione. Se i frantoi si fermano – dichiara Alberto Amoroso, presidente di Aifo (Associazione italiana frantoiani oleari) – gli olivicoltori restano senza uno sbocco per il raccolto e viene messa in pericolo la tenuta dell’intera filiera olivicola italiana. Per questo è necessario intervenire adesso, prima dell’avvio della nuova campagna».
Le associazioni denunciano inoltre «il mancato coinvolgimento dei frantoiani nei principali momenti di confronto istituzionale, a partire dal Tavolo Olio convocato dal Ministero dell’Agricoltura il 14 luglio scorso, al quale non hanno partecipato le rappresentanze delle imprese, cooperative e industriali di trasformazione. Una situazione riscontrata anche a livello regionale, nei tavoli dedicati ai prossimi interventi e bandi per il settore».

