Creare le condizioni per rendere le imprese competitive. La priorità dell’energia, una politica industriale europea, la questione giovani. Il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, ha affrontato ad ampio raggio le questioni che riguardano la competitività del paese, rispondendo alle domande del direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini, nell’intervista che ha concluso il Festival dell’Economia di Trento, organizzato dal Gruppo Il Sole 24 Ore e Trentino Marketing, per conto della provincia autonoma di Trento.

«L’industria italiana è penalizzata dagli alti costi dell’energia, abbiamo un gap che ci vede al 27° posto nella Ue. Questo è un problema, speriamo che si riesca a trovare una soluzione per Hormuz e che il conflitto possa finire. Non vogliamo delocalizzare le nostre industrie e deindustrializzare il nostro Continente», ha detto il presidente di Confindustria rispondendo alla domanda su quali rischi corre la nostra manifattura. «In un momento come questo l’Europa – ha continuato Orsini – deve unirsi per poter vare politiche economiche vere a sostegno delle imprese. Imprese e lavoratori sono la stessa cosa, è in gioco la tenuta sociale dell’Italia e della Ue. Ad oggi però le politiche europee sono deficitarie».

Nessun paese europeo, ha sottolineato Orsini, può illudersi di farcela da solo. «La Ue deve giocare la partita, ma purtroppo è più concentrata a costruire regole. Ha capito il problema, c’è la diagnosi ma non la cura». Tra le domande, il direttore Tamburini ha sollevato la crisi dell’automotive e degli elettrodomestici come punte dell’iceberg delle difficoltà dell’industria. «Dobbiamo creare le condizioni abilitanti affinché le produzioni restino da noi. E il primo problema è l’energia, come fattore di costo. Da noi è troppo alto», ha detto il presidente di Confindustria, sollecitando la necessità di un mercato unico Ue dell’energia. Nell’automotive, ha sottolineato, «non vogliamo fabbriche cacciavite, assemblando componenti dall’estero, dobbiamo salvaguardare tutta la filiera». Bisogna fare i conti con la concorrenza cinese: «chi produce in Cina è sostenuto per il 30% dallo Stato per conquistare nuovi mercati. Senza la neutralità tecnologica abbiamo regalato un pezzo di automotive ai cinesi. Sono diventati i primi sull’automotive, sui televisori e sul bianco, e la Ue è spettatore, facendo l’arbitro con il fischietto tra Usa e Cina», ha continuato Orsini, aggiungendo che l’export cinese nella Ue è cresciuto nel 2025 del 30% e che ciò ha comportato la perdita di un milione di posti di lavoro e citando il dato di 1.200 miliardi di saldo positivo dell’export della Cina nel mondo.

Orsini ha anche definito «una pazzia» le 72 richieste della Commissione Ue sul nostro decreto bollette. E ha rinnovato l’appello alle Regioni italiane per sbloccare la concessioni delle rinnovabili, ben 4mila che valgono 137 GW: «riuscire ad avere un coordinamento nazionale sarà fondamentale». Ha rilanciato la necessità del nucleare, partendo per lo meno con la sperimentazione: «su questo non possono esserci posizioni contrarie». Bisogna puntare su produttività e competitività anche per vincere sui mercati esteri, un tema affrontato in molti dibattiti del Festival, con Orsini che ha sottolineato l’importanza dell’accordo di libero scambio con il Mercosur e della missione che Confindustria farà in quell’area a settembre. Tra le domande del direttore del Sole 24 Ore, anche il rapporto con il sindacato: «all’inizio del mio mandato erano 7 anni che non ci si incontrava. Abbiamo trovato tanti punti su cui lavorare e ciò vuol dire mettere al centro il benessere generale». I giovani sono stati un tema ieri lungamente affrontato, come nei panel del Festival: nel 2040 mancheranno 5 milioni di persone, ha detto Orsini, occorre rendere attrattiva l’Italia per i giovani, c’è una questione salariale, «Confindustria ha rinnovato il 94% dei contratti, occorre combattere quelli pirata», occorre mettere al centro il merito e offrire alloggi a prezzo accessibile: il Piano casa, di cui la Confindustria di Orsini è stata promotrice, «sta andando avanti, l’importante è che si muova e che ci siano risposte non solo nelle grandi città ma dove c’è un manifatturiero forte».

In esordio di intervista, la prima domanda era stata sui primi due anni di presidenza di Confindustria: «un’esperienza bellissima. La cosa che mi ha dato di più è stato unire le persone. La squadra che abbiamo riconfermato e le riforme fatte sono state approvate all’unanimità. Siamo sempre stati fuori dal dibattito politico, tutelando le imprese senza fare danno al paese e puntando alla crescita». E a quella finale, in cui Tamburini ha chiesto se condividesse l’invito ai giovani lanciato al Festival da Alessandro Benetton e dal cardinale Ravasi di avere coraggio e non avere paura di remare controcorrente, Orsini ha risposto: «penso che la parola coraggio la leggerai molto nella mia relazione di martedì», riferendosi all’assemblea pubblica di Confindustria che si terrà domani a Roma.

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