Nata come obbligo per imprese, professionisti e amministrazioni, la Posta elettronica certificata è entrata anche nelle abitudini di chi non è tenuto ad averla. A vent’anni dall’introduzione, le caselle stimate attive in Italia sono 20 milioni e i messaggi previsti nel 2026 circa 3,5 miliardi.

Tra i cittadini che la usano, il 45% lo fa ogni settimana o almeno una volta al mese per pratiche fiscali, previdenziali, scolastiche, sanitarie e condominiali. Quasi 3 milioni hanno poi registrato la propria Pec come domicilio digitale sull’Indice nazionale (Inad), per ricevere direttamente le comunicazioni ufficiali della Pa.

I numeri arrivano dal White Paper di Idc «Pec: diffusione, casi d’uso e prospettive di interoperabilità nell’ecosistema digitale europeo». Lo studio è promosso da Aruba, gestore che amministra 10 milioni di caselle, cioè la metà di quelle attive, ed è stato presentato a Roma con il patrocinio di AgID. L’indagine, condotta nel primo trimestre 2026, ha coinvolto 300 organizzazioni (120 aziende, 90 amministrazioni, 90 professionisti) e 800 cittadini, di cui 200 non utenti.

Quasi 8 professionisti su 10 usano la Pec con frequenza

L’uso più intenso resta quello professionale: il 78% dei professionisti ricorre alla Pec ogni giorno o ogni settimana, il 64% delle aziende la impiega per partecipare a bandi e gare e il 63% delle organizzazioni gestisce tra due e cinque caselle. Nella Pa il 60% degli enti la usa ogni giorno per scambiare atti, pareri e autorizzazioni con altre amministrazioni.

La semplificazione dei processi è il principale beneficio per il 52% delle organizzazioni, quota che sale al 76% negli ambiti fiscali e di compliance. Oltre il 95% prevede di mantenere o aumentare l’utilizzo nei prossimi dodici mesi.

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