L’arrivo della Peste suina africana in Toscana costringe in Consorzio della celebre Cinta Senese Dop a rivedere il proprio disciplinare di produzione per mettere in sicurezza gli allevamenti, dopo l’abbattimento di circa 300 capi sui 3.200 totali della denominazione. Intanto ieri 30 luglio il commissario straordinario alla Psa, Giovanni Filippini, ha risposto all’appello di alcune associazioni di produttori estensivi e di piccola per rivedere le misure previste per contrastare l’emergenza a livello nazionale dopo lo sconfinamento del virus.
Secondo le organizzazioni firmatarie della lettera, l’impatto delle misure adottate negli ultimi anni per la gestione dell’emergenza (il primo caso dell’ultima ondata di Psa risale al 2022 ma per ora l’epidemia è rimasta confinata nelle regioni del Nord, ndr) ha assunto proporzioni devastanti sotto il profilo economico per gli allevamenti estensivi e di piccola dimensione e l’attuale gestione dell’emergenza rischia di compromettere anche il patrimonio di biodiversità zootecnica. «Mentre i risarcimenti stentano ad arrivare, agli allevatori che hanno dovuto macellare i propri capi nei mesi scorsi, portando alla chiusure molte piccole realtà, si stanziano ulteriori risorse per il depopolamento dei cinghiali e per la realizzazione di barriere fisiche; misure che, come dimostrano i fatti, non hanno funzionato nel contenere il contagio» segnalano le associazioni che rappresentano il settore del bio, tra cui Slow Food, Federbio e Legambiente.
«La particolare modalità di allevamento allo stato semibrado (come quello della Cinta senese, ndr) comporta specifiche esigenze nella gestione del rischio e richiede misure aggiuntive e rafforzate – ha spiegato il Filippini -. Le preoccupazioni espresse dalle associazioni meritano ascolto e saranno oggetto dell’incontro già convocato per il prossimo 5 agosto che rappresenterà quindi un’occasione di confronto operativo per raggiungere insieme l’obiettivo di contenere l’avanzata del virus, illustrare nel dettaglio la strategia applicata».
Nei giorni scorsi il ministero dell’Agricoltura, la Regione Toscana e il Consorzio di tutela hanno messo a punto una strategia in stretta collaborazione per mettere rapidamente gli allevatori della Cinta Senese Dop nelle condizioni di affrontare le conseguenze della diffusione della Psa. La giunta regionale ha dato il via libera al provvedimento che autorizza, in via temporanea, alcune modifiche al disciplinare della Cinta Senese Dop, rendendo possibile l’adeguamento degli allevamenti alle prescrizioni di biosicurezza rese necessarie dall’emergenza sanitaria, senza compromettere il futuro della denominazione.
«L’approvazione delle deroghe temporanee rappresenta un risultato fondamentale per garantire continuità alle aziende in una fase estremamente delicata – ha sottolineato il presidente del Consorzio, Nicolò Savigni – per 12 mesi, in caso di emergenza sanitaria, sarà possibile macellare e custodire in sicurezza gli animali anche fuori dalle zone tradizionali, senza intaccare qualità e identità del prodotto. È una misura tempestiva per proteggere una razza autoctona a rischio, che consente agli allevatori di rispettare le prescrizioni di biosicurezza salvaguardando al tempo stesso la produzione».

