Misura le parole, Pier Silvio Berlusconi. Dice subito di voler evitare di dare consigli a Giorgia Meloni e ad Antonio Tajani, però traccia un confine netto. Roberto Vannacci? «È un bravo comunicatore, quindi è efficace». Ma se sia «coerente col pensiero mio di ciò che deve essere il centrodestra» la risposta, almeno oggi, è secca: «Direi di no».
Propaganda e programmi
Il numero uno di Mediaset lo dice davanti ai giornalisti, in una serata nata per raccontare strategie editoriali e industriali di Mfe e finita, inevitabilmente e come sempre accaduto, almeno da qualche anno, anche sul terreno della politica. Pier Silvio Berlusconi non si lascia trascinare nella polemica, ma non si nasconde. «L’Italia non è nuova a fenomeni che dal nulla crescono a livello politico», premette. «Non mi stupisce che in questo momento emerga Vannacci». Poi però distingue: «Un conto è la propaganda, un conto sono i programmi. Vediamo il programma e la coerenza con il programma del centrodestra».
È qui il punto politico. Vannacci può attrarre consensi, può parlare alla pancia dell’elettorato, può perfino diventare un fattore nella coalizione. Ma per il presidente e ceo di Mfe il centrodestra non si misura solo sulla capacità di raccogliere voti. Si misura sulla tenuta di un progetto. «Aspettiamo di vedere il programma di Vannacci», insiste, «vedremo quanto è coerente col programma del centrodestra. E poi si capirà che cosa fare».
«Forza Italia? Deciderà in autonomia»
Nessun altolà formale, dunque. Ma un messaggio sì: Forza Italia non può dissolversi nel richiamo muscolare della destra identitaria. Quando gli chiedono che cosa dovrebbe fare il partito fondato dal padre, Berlusconi jr però sembra chiudere la porta a ogni investitura: «Forza Italia deciderà in piena autonomia che cosa deve fare. Punto. Io non mi permetto di dare consigli al governo e non mi permetto di dare consigli a Forza Italia». Poi ribadisce: «Ho solo espresso il mio pensiero».
«Mi sento offeso da Trump, da italiano»
Più diretto, invece, è il passaggio su Giorgia Meloni e Donald Trump. Alla domanda su che cosa abbia provato davanti agli insulti del presidente americano alla premier italiana, Berlusconi risponde da italiano prima che da imprenditore. «È una cosa che mi ha toccato. Mi ha profondamente infastidito». E ancora: «Io stimo il nostro primo ministro, penso che vista la situazione e visto il personaggio con cui abbiamo a che fare, meglio di così sarebbe difficile fare». La sua valutazione è politica e patriottica insieme: «Trovare l’equilibrio tra tenere una posizione giusta con gli Stati Uniti ma non mollare il punto sulle posizioni». Fino alla frase più forte: «Mi sono sentito offeso perché è ingiusto essere offesi da italiano. Quindi tutto il mio appoggio al nostro primo ministro Giorgia Meloni. Io penso che, da italiano, io debba essere con lei e sono con lei».

