Capitalismo familiare

Il campione analizzato rispecchia nella media i tratti tipici del capitalismo familiare italiano: prevalenza manifatturiera e commerciale, forte concentrazione nel Nord Italia, circa 35 anni di età, margine Ebitd adel 7% e Roe vicino all’11% (quindi in salute), per lo più Srl (59%). Per ogni impresa è stato poi costruito il Family pmi Innovation Index, che ne misura la spinta innovativa combinando risorse investite, risultati ottenuti e redditività: ciò ha permesso di stilare una classifica di 100 aziende top che si concentrano nel Nord-Est.

In termini relativi, la propensione a investire in R&S sembra più alta nel Mezzogiorno che nel Nord industriale (la Puglia è in testa con il 15,9% di PMI innovative; seguono Sardegna, 14,9%; Lazio, 12%; Campania, 10,4%; Piemonte, 10,1%; Veneto 9,1%): la Lombardia, in cima al campione con 163 imprese innovatrici, si ferma sotto il valore medio nazionale di circa 9,9%. In realtà, le imprese nei distretti settentrionali molta innovazione è relazionale e di filiera e dunque non risulta a carico delle singole imprese.

«Le pmi familiari rappresentano il cuore del sistema socio-economico italiano e presidiano molti settori che trainano il made in Italy nel mondo – spiega Emanuela Rondi, direttrice del progetto IF! – eppure sono ai margini del dibattito sull’innovazione, che si concentra su startup, grandi gruppi tecnologici e centri di ricerca. Noi invece abbiamo voluto occuparcene e ingaggiarle, scoprendo che innovano molto più di quanto i loro bilanci lascino intuire: si tratta per lo più di miglioramenti incrementali, soluzioni nate sul campo, collaborazioni con clienti e fornitori che gli strumenti standard catturano solo in parte. Per capire davvero occorre integrare lo studio dei dati numerici con l’ascolto diretto dei protagonisti».

Le sfide del futuro

Da questa lettura emergono le tre sfide su cui si gioca il futuro delle pmi familiari: «misurare l’innovazione, per poterla gestire; valorizzarla, trasformandola in un vantaggio competitivo che porta a un risultato economico; comunicarla, per non perdere parte del valore potenziale. Senza dimenticare il tema generazionale: è nel dialogo tra chi guida l’impresa e chi subentra che si gioca buona parte della partita», aggiunge Rondi.

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