Contribuire alla previdenza complementare permette di dedurre dal reddito Irpef i contributi versati (escluso il Tfr) e beneficiare di una tassazione ridotta al momento della liquidazione del fondo pensionistico, una volta raggiunta l’età pensionistica.
I contributi versati sono deducibili dal reddito complessivo di colui che sostiene il versamento (anche il genitore), entro il limite annuo di euro 5.300 euro previsto per ciascun aderente (valore che ha sostituito dal 2026 la soglia di 5.164,57 euro).
Per quanto concerne la tassazione ridotta in fase di liquidazione, appare di particolare interesse per un giovane: più lunga è la permanenza nel fondo, minore sarà il prelievo fiscale finale. L’aliquota standard del 15%, infatti, si riduce di 0,30 punti percentuali per ogni anno di partecipazione eccedente il quindicesimo, fino a scendere al 9% dopo 35 anni.
I disinvestimenti
È anche possibile ottenere anticipazioni, solo nelle modalità e nei limiti previsti dalla normativa vigente e sulla base delle indicazioni stabilite dai regolamenti dei singoli fondi.
In linea con la finalità di costituire un’integrazione al reddito da pensione, la normativa attuale prevede la possibilità di richiedere l’erogazione di parte del capitale maturato all’interno di una forma di previdenza complementare prima del raggiungimento dei requisiti pensionistici («anticipazione») solo in determinate casistiche: in ogni momento per spese mediche straordinarie (fino al 75% del capitale maturato), oppure dopo otto anni dall’iscrizione a forme pensionistiche complementari per l’acquisto, o la ristrutturazione, della prima casa, propria o di un figlio (fino al 75% del capitale maturato), o per qualsiasi altra esigenza personale (fino al 30% del capitale maturato).

