Il ritorno all’energia nucleare, a quasi 40 anni di distanza dal referendum che decretò la chiusura delle centrali italiane, Pichetto Fratin – intervistato dal Corsera – su una eventuale nuova consultazione popolare risponde: “Massimo rispetto per le scelte dei cittadini. Saremo in grado di spiegare che non c’è nulla da temere“. Così il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, spiegando perché oggi, a suo parere, è importante fare non quello che è popolare, ma “quello che è giusto per il Paese”.
Gilberto Pichetto Fratin Ministro per l’Ambiente e transizione energetica durante l’informativa sulle iniziative in relazione al rincaro dei costi dell’energia per famiglie e imprese. Camera dei Deputati a Roma (lapresse)
L’energia italiana “al 20% viene dall’estero”
“Oggi – continua – non siamo autonomi in fatto di energia: prendiamo il 15-20% dall’estero e prevalentemente dal nucleare francese. E i tempi che stiamo vivendo insegnano che bisogna guardare al futuro prima che ci travolga. Per poter produrre nella metà del prossimo decennio bisogna approntare gli strumenti oggi”.

Dukovany nuclear power plant (Ansa)
Centrale nucleare di Shidao Bay (GoogleMaps)
L’uso a fini militari “Non in ottica offensiva”
Su quanto detto da Avs, che denuncia come nella delega non si esclude l’uso del nucleare a fini militari, Pichetto ha commentato così: “abbiamo escluso categoricamente la ‘diversione’ di materiale, impianti e tecnologie per produrre armi nucleari. Poi ci sono ricerche che possono essere collegate alla difesa, ma non in un’ottica offensiva”.
centrale Caorso (Ansa)
Parlando delle rinnovabili, poi, il ministro ha ricordato che la difesa del paesaggio non dovrebbe prevalere “in maniera ideologica o per partito preso, come fanno certe Regioni. Che oggi bloccano 150 gigawatt di nuova capacità”. Non si potrebbero localizzare gli impianti sui territori già “compromessi”? “C’è una norma che già lo stabilisce ma alcune Regioni contestano anche quella”, conclude Pichetto.

