«Per le imprese gas intensive gli aumenti dei prezzi del gas registrati nelle ultime settimane conseguenti alle tensioni in Medioriente sono fonte di grandi preoccupazioni: si consolidano i precedenti rincari che si traducono in un raddoppio dei costi energetici, considerando sia gli incrementi dei prezzi del gas che dell’energia elettrica, da 9 a circa 18 miliardi di euro, se proiettati su base annua». Così Aldo Chiarini, presidente di Gas Intensive che riunisce le filiere dei grandi consumatori di gas ed elettricità, prova a quantificare l’onda dei prezzi energetici sulla manifattura energivora italiana. Stima il consorzio che, se i prezzi spot attuali si mantenessero costanti (ieri sul Ttf il gas ha chiuso a 72 euro al MWh, come non succedeva da gennaio 2023), tutto il comparto (tra cui acciaio, carta, chimica, ceramica, vetro, cemento) potrebbe trovarsi a pagare – a livello prospettico su base annua – il 133% in più per il gas e l’87% in più per l’elettricità. Con evidenti ricadute sulla competitività: «Con il gas stabilmente sopra i 70 euro al MWh, per molte produzioni diventa molto difficile, se non impossibile, fare impresa in condizioni competitive – spiega Chiarini -. Alcune aziende stanno già valutando se riavviare la produzione dopo la pausa estiva o se, a questi livelli di prezzo, sia più conveniente rimanere ferme. Altre, che non possono spegnere gli impianti, saranno costrette a produrre in perdita, fin quando si potrà».

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

A ciò si aggiunge l’avvicinarsi dell’inverno: «Partiamo con stoccaggi europei appena al 65%, un livello più basso rispetto agli scorsi anni, e quindi con rischi potenzialmente maggiori nei prossimi mesi», osserva. Diventano quindi urgenti misure come l’attuazione del servizio di liquidità del decreto Bollette, per eliminare il differenziale Psv-Ttf (tra l’hub italiano e quello di riferimento olandese), e un’interrompibilità (interruzione remunerata dei prelievi di gas da parte di un grande consumatore) «adeguata alle condizioni eccezionali di quest’anno», dice Chiarini, che riconosce anche la necessità di misure straordinarie, «sulla scia di quelle adottate durante la crisi energetica del 2022, insieme a un sistema di approvvigionamento long term per le imprese ad elevato utilizzo di gas che consenta di accedere a forniture a prezzi comparabili con quelli del Gnl sui mercati esteri».

Sulla stessa linea le varie filiere: «Per il settore cartario, ipotizzando un prezzo costante tutto l’anno a 70 euro al MWh, la spesa per il gas aumenterebbe di un miliardo di euro, passando da 0,8 miliardi nel 2025 a 1,8 miliardi nel 2026: oltre il doppio», dice il presidente di Assocarta Lorenzo Poli, osservando come i livelli di prezzo del gas del 2026 non si vedevano dal gennaio 2023 e i picchi del differenziale Psv-Ttf hanno superato i 4 euro al MWh (erano a 2,9 nel 2025). «Abbiamo stimato che da inizio anno la bolletta del gas sia aumentata di 90 milioni di euro per la produzione di vetro, cui si aggiungono quasi altri 20 milioni di euro di spread al Psv», aggiunge Vitaliano Torno, nuovo presidente di Assovetro: «In queste condizioni, molti nostri comparti come fibre di rinforzo, vetro per casalinghi, ma anche vetro auto e packaging, già provati da concorrenza internazionale spesso sleale e dalla scarsa domanda dovuta al rallentamento generale dell’economia, non saranno in grado di mantenere le produzioni nel nostro Paese». A fronte del rischio della perdita di importanti fette di tessuto produttivo nazionale, comune è la richiesta di misure urgenti: dall’attuazione del decreto Bollette a strumenti che possano alleviare i costi energetici per le imprese.

Anche per quelle siderurgiche sono in crescita critica (la stima:+15-20% per il gas e +30-40% per l’elettricità entro fine anno se continua il trend estivo). Per il presidente di Federacciai Antonio Gozzi «è necessario intervenire con politiche mirate a sostegno delle imprese energivore. Non si tratta di chiedere misure emergenziali senza una prospettiva, ma di creare condizioni strutturali che consentano alle nostre aziende di continuare a competere sui mercati internazionali, investire e mantenere il primato di siderurgia più decarbonizzata del mondo».

Condividere.
Exit mobile version