«Non ragioniam di lor, ma guarda e passa». Mentre il suo “competitor” Giuseppe Conte continua (per la verità dal giorno della vittoria del No al referendum sulla giustizia, il 23 marzo scorso) a rilanciare il tema delle primarie di coalizione per la scelta del candidato premier dei progressisti del campo largo, Elly Schlein si comporta come il Virgilio dantesco del III Canto dell’Inferno e dai progressisti mondiali – riuniti a Barcellona per la prima volta in un formato largo, oltre il perimetro dei socialisti, che va dal premier spagnolo Pedro Sanchez al presidente del Brasile Lula – ci va davvero. E ci va da candidata premier in pectore, come leader del più grande partito della famiglia socialista e democratica europea e quindi come la naturale anti-Meloni.

Schlein e la postura da candidata premier in pectore

D’altra parte in tutta Europa vale il principio che l’incarico di guidare il governo, in caso di vittoria, spetta al leader del partito che prende più voti. E non è un caso che la segretaria del Pd da alcuni giorni ignora il tema delle primarie, pur essendo pronta a correre se sarà necessario, concentrandosi piuttosto sulla tessitura delle relazioni internazionali (il suo speach nella plenaria del Global Progressive Mobilisation è previsto poco prima della chiusura della due giorni di lavori da parte di Sanchez e Lula) e anche nazionali (nella direzione del partito del 13 aprile ha annunciato il proposito di trasformare i comitati per il No formati assieme alla Cgil e una moltitudine di associazioni civiche in comitati per “la difesa della Costituzione”). Tutto filo per la tessitura della sua candidatura a Palazzo Chigi, con o senza primarie. Con la consolazione, da ultimo, dei primi sondaggi (You Trend) che dopo varie settimane la vedono in testa in una possibile competizione con Conte e con la sindaca di Genova Silvia Salis. Tempo al tempo.

«Il tempo delle destre è finito»: la scommesa di Sanchez

La riunione di Barcellona voluta da Sanchez avviene non a caso quando l’internazionale “nera”, quella che va da Donald Trump ai Patriots europei, comincia a manifestare i primi segnali di crisi: la sconfitta del governo Meloni al referendum sulla giustizia, l’impopolarità della guerra all’Iran scatenata dal un presidente Usa che sembra ormai fuori controllo, la sconfitta del campione del sovranismo europeo Victor Orban in Ungheria. «Il tempo delle destre è finito, siamo con Sanchez per dire che qui nasce l’internazionale antisovranista e in difesa della democrazia», è il messaggio che vuole far veicolare Schlein. Il sottinteso è, anche, che Conte non è stato invitato nonostante la sua scelta di campo “progressista”. D’altra parte il M5s, dopo molti anni da apolide, è infine approdato nella famiglia europea dell’ultrasinistra di Left, dove siedono anche partiti anti europeisti sia pure per ragioni opposte a quelle della destra.

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