Il nuovo reato di «partecipazione violenta alle manifestazioni» e 500 militari in più inviati nelle città per rafforzare l’ordine pubblico, a partire da Milano. Ma senza funzioni di polizia giudiziaria: potranno identificare i facinorosi, ma non arrestarli. L’alt del Colle ha bloccato quella che, secondo le anticipazioni della vigilia, doveva essere una delle principali novità del sesto decreto legge Sicurezza varato dal Governo Meloni, anche questo come i precedenti approvato sull’onda della cronaca.

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Meloni: nuove misure contro «violenze inaccettabili»

«Abbiamo visto tutti le immagini delle violenze che hanno sconvolto Milano e altre città italiane nel fine settimana, negozi saccheggiati vetrine distrutte, forze dell’ordine aggredite», ha sottolineato la premier. «Sono scene inaccettabili che nessuno può pensare di minimizzare o di giustificare per questo oggi il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto con nuove misure per prevenire e contrastare queste violenze».

Il reato di partecipazione violenta ai cortei

Proprio Meloni ha annunciato la novità principe del Dl: il nuovo reato di «partecipazione violenta a una manifestazione», che scatta quando durante un corteo o una manifestazione ci si unisce a un gruppo di cinque o più persone per devastare e mettere in pericolo la sicurezza degli altri ed è punito con la reclusione fino a cinque anni e una multa fino a 20mila euro di multa, con pene aumentate se il delitto è commesso a volto coperto.

Niente fermo preventivo per i minori

Saltato dal testo, invece, il fermo preventivo di 24 ore che si voleva estendere ai minori. La norma, alla fine, non è entrata nella bozza del provvedimento oggetto delle interlocuzioni con il Quirinale.

Una genesi complessa

La versione finale del decreto è giunta in porto dopo un confronto serrato e diverse riunioni tecniche presiedute a Palazzo Chigi dal sottosegretario Alfredo Mantovano, che hanno fatto slittare di quasi un’ora l’avvio del Cdm.

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