C’è un filo rosso che unisce, in queste giorni, le autostrade e i teatri italiani. A fare notizia sono soprattutto le proteste degli autotrasportatori e degli agricoltori, che con le loro mobilitazioni hanno bloccato anche il passaggio delle merci lungo le strade del Paese.

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Ma c’è un’altra categoria di lavoratori che nell’ultima settimana ha iniziato a farsi sentire salendo – è proprio il caso di dirlo – alla luce della ribalta. Si tratta dei lavoratori dello spettacolo dal vivo, che chiedono il rinnovo del contratto nazionale (scaduto nel 2021) e in particolare un aumento salariale adeguato ai rialzi del costo della vita di questi ultimi anni – spinti soprattutto da quegli stessi rialzi del prezzo dell’energia e dei carburanti contro cui protestano trasportatori e agricoltori.

La protesta alla Scala di Milano

Distinta ma simile è la mobilitazione delle maestranze del più prestigioso teatro italiano, la Scala di Milano, che dopo aver proclamato lo stato di agitazione lo scorso 7 ottobre, hanno annunciato e confermato (nonostante gli incontri avuti con la sovrintendenza) uno sciopero di 24 ore martedì 20 ottobre, mettendo a rischio la prima del Faust, l’opera di Charles Gounod diretta da Daniele Rustioni che, in questo caso, slitterebbe al 24 ottobre. Anche al Piermarini la protesta riguarda il rinnovo del contratto unico che, data l’autonomia gestionale della Scala, è diverso da quello nazionale e riguarda solo i lavoratori del teatro scaligero.

Ma il punto è lo stesso: la trattativa con il sovrintendente non ha dato secondo i sindacati risposte adeguate al primo punto della piattaforma, ovvero l’incremento del 15% della RAL per tutto il personale, con decorrenza gennaio 2027: «una rivendicazione irrinunciabile per il riconoscimento del valore del lavoro, delle professionalità e del contributo quotidiano di tutto il personale al prestigio e al funzionamento del Teatro alla Scala», si legge nella nota congiunta diffusa dai sindacati dopo l’assemblea dello scorso 12 ottobre. Nemmeno i successivi incontri hanno sbloccato la situazione: «Pur apprezzando l’apertura manifestata dal sovrintendente sul recupero dell’inflazione, non ci sono stati avanzamenti concreti in merito alla richiesta economica presentata in piattaforma», hanno ribadito i rappresentanti dei lavoratori, confermando lo sciopero del 20 ottobre e annunciando anche manifestazioni e presidi di protesta.

Sciopero generale il 27 ottobre

È stato invece proclamato per il 27 di ottobre lo sciopero generale dei dipendenti del settore teatro, il cui contratto nazionale è stato rivisto l’ultima volta nel 2018, per una vigenza di fatto che sfiora i nove anni. Federvivo (l’associazione di riferimento dei teatri) avrebbe risposto secondo i sindacati «con proposte economiche del tutto insufficienti, che non riescono nemmeno a scalfire un tasso di inflazione che, per il periodo di vacanza contrattuale ha raggiunto il 23%».

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