Dallo studio emerge che tra il 1979 e il 2023, la Groenlandia e l’Antartide hanno perso complessivamente 11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, contribuendo per 3,14 centimetri all’innalzamento globale del livello del mare. Non solo: la ricerca ha rilevato che la Groenlandia ha contribuito per 1,81 centimetri all’innalzamento del livello del mare, contro gli 1,33 centimetri dell’Antartide. «È significativo notare che l’84% della perdita complessiva di ghiaccio – sottolinea lo studio – è derivato dall’accelerazione dei ghiacciai e dal conseguente riversamento di maggiori quantità di ghiaccio nell’oceano, mentre solo il 16% è stato causato dallo scioglimento superficiale delle calotte glaciali». 

3 centimetri non sono pochi

Quanto all’innalzamento del livello del mare, di poco più di 3 centimetri, come rimarca Andrew Shepherd,  «può sembrare modesto, ma espone altri sei-nove milioni di persone al rischio di inondazioni costiere ed erosione. Poiché le calotte glaciali sono destinate a perdere molto più ghiaccio nei prossimi decenni, valutazioni globali come quella di Imbie sono fondamentali per proteggere le comunità colpite dai cambiamenti climatici». Per i rappresentanti dell’Esa, questi risultati «dimostrano l’importanza fondamentale della collaborazione scientifica internazionale nell’affrontare i grandi cambiamenti ambientali del nostro tempo». Non a caso come sottolineato da Diego Fernandez dell’Esa, per i prossimi anni «missioni innovative come Cristal e Rose-L saranno cruciali per dare seguito a questo lavoro, consentendo un monitoraggio avanzato dei rapidi cambiamenti che interessano attualmente le calotte glaciali». Il tutto con l’obiettivo di comprendere meglio il sistema climatico in evoluzione e «in cui non è più possibile escludere cambiamenti improvvisi e irreversibili».

Condividere.
Exit mobile version