Un segnale di allarme che resta attivo troppo a lungo può finire per indebolire proprio le difese che dovrebbe attivare. E’ quanto accade in alcune metastasi al fegato del tumore del colon-retto: gli interferonidi tipo I, molecole che normalmente aiutano l’organismo a difendersi da infezioni e tumori, quando sono prodotti in modo persistente dalle cellule tumorali possono compromettere la capacità dei linfociti T di sopravvivere e mantenere attiva la risposta contro il tumore. Lo dimostra uno studio coordinato dall’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, pubblicato sulla rivista Science Advances.
Il lavoro è stato condotto in collaborazione con l’Irb Barcelona in Spagna e l’Erasmus Mc Cancer Institute nei Paesi Bassi, grazie al sostegno di Fondazione Airc per la ricerca sul cancro.
Per capire perché alcune metastasi resistano all’azione del sistema immunitario, i ricercatori hanno analizzato campioni tumorali di 44 pazienti e organoidi, piccoli modelli 3D di tumore coltivati in laboratorio a partire dalle metastasi di altri 15 pazienti. Lo studio ha rivelato che alcune metastasi producono quantità elevate di interferoni di tipo I.
Nelle fasi iniziali queste molecole ostacolano la formazione delle metastasi, ma quando la loro produzione diventa persistente, possono indebolire i linfociti T. In particolare, l’esposizione prolungata agli interferoni provoca la perdita di Ifnar1, una componente del recettore attraverso cui i linfociti ricevono il loro segnale. Senza questo recettore, le cellule immunitarie diventano meno capaci di moltiplicarsi, sopravvivere e combattere il tumore. Nei modelli preclinici, i ricercatori hanno individuato una strategia per proteggere i linfociti T da questo effetto e potenziare l’azione delle immunoterapie cellulari. Il beneficio è risultato particolarmente evidente nei modelli di metastasi caratterizzati da un’elevata produzione di interferoni, un risultato che potrebbe contribuire allo sviluppo di trattamenti mirati alle caratteristiche biologiche dei diversi tumori. Si tratta tuttavia di una strategia sperimentale, non ancora disponibile per i pazienti.

