Il XIX Simposio Cotec, dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale e lavoro, ha riunito il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il re di Spagna Felipe VI e il presidente portoghese António José Seguro per affrontare quella che i tre leader hanno definito, senza mezzi termini, una delle prove decisive del nostro tempo. Con Christine Lagarde, presidente della Bce, tra i relatori ospiti, e un memorandum trilaterale sull’AI siglato nel corso dei lavori.
Il tono degli interventi è stato tutt’altro che celebrativo. Felipe VI ha esordito mettendo in guardia dal rischio di un’Europa che subisce invece di decidere: «Non ci possiamo permettere di arrivare tardi. Perché in un mondo come quello attuale, arrivare tardi equivale a dipendere dalle decisioni prese da altri».
L’AI diversa dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche
Mattarella ha sviluppato il ragionamento sul piano politico e istituzionale. L’AI, ha osservato, è diversa da ogni precedente rivoluzione tecnologica: non tocca solo le attività manuali e ripetitive, ma «funzioni ad alto contenuto cognitivo — elaborazione di informazioni, scrittura, analisi, progettazione, consulenza, supporto decisionale».
Una pervasività che pone un «palese tema di sovranità»: la concentrazione del controllo tecnologico «nelle mani di pochissimi soggetti privati», ha detto il Capo dello Stato, ha prodotto attori che «pretendono di disattendere se non di travolgere ogni regola», invadendo domini «sino a ieri riservati a responsabilità degli Stati».
Richiesta di azioni concrete all’Ue
La risposta, per Mattarella, non può che essere europea e concreta: «L’Ue deve compiere un salto. Passare dalla enunciazione di principi alle decisioni concrete». E ai governi membri ha rivolto un appello diretto: «Abbandonino timidezze e riserve e non siano di freno per l’azione comune».

