Matteo Salvini contro Massimo Garavaglia. E’ l’ora del confronto. Si aprono a Milano i lavori del congresso straordinario convocato a sorpresa dal segretario uscente dal palco di Pontida il mese scorso per mettere fine alle fibrillazioni continue dentro il partito alimentate dalla “fronda nordista”. Un asse trasversale guidato dal governatore della Lombardia Attilio Fontana e dal capogruppo al Senato Massimiliano Romeo (anche segretario della Lega Lombarda) e irrobustito dall’ex Doge Luca Zaia, dal presidente del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e da quello della provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti. Tutti convinti della necessità di un rilancio della questione settentrionale e di una gestione più collegiale del partito.
Due diverse idee di partito
Di fronte alla mossa del cavallo di Salvini, per andare alla conta e mettere tutti di fronte all’obbligo di prendere posizione, nessuno dei “rivali” ha deciso però deciso di candidarsi, anche perché la riconferma del “capitano” è data da tutti per scontata: i 705 delegati (400 elettivi, gli altri con cariche istituzionali), infatti, sono gli stessi che l’anno scorso hanno “plebiscitato” Salvini. Ma quello che sembrava destinato a essere un one man show è destinato a essere un congresso più animato dopo la decisione di Massimo Garavaglia, ex ministro del Turismo e attuale presidente della commissione Finanze e Tesoro del Senato di scendere in campo e di farsi paladino delle istanze di rinnovamento del partito. Erano necessarie le firme di 80 delegati (raccolte non senza fatica) per candidarsi. E non a caso hanno firmato per Garavaglia (originario di Cuggiono, in provincia di Milano) sia Fontana che Romeo: ossia i big che più si sono esposti in questi mesi alla linea del segretario uscente.
Salvini: Lega di lotta e di governo
Oggi e domani si confronteranno dunque due idee diverse di partito. In un congresso per il quale ha scelto lo slogan “Lega di lotta e di governo” per rilanciare l’immagine di un partito capace di stare nelle istituzioni ma anche in ascolto delle rivendicazioni della base, Salvini non rinuncia alla sua linea nazional-sovranista. Il messaggio è “autonomisti in Italia, patrioti e sovranisti in Europa”, contro i burocrati di Bruxelles e perché «noi con la Von der Leyen e Draghi non c’entriamo nulla e vogliamo essere alternativi al Ppe».
Piede sull’acceleratore sul fronte della sicurezza e riflettori accesi su un tema popolare come la previdenza per risalire nei sondaggi, con l’intenzione di non arretrare di un passo dal progetto “quota 64” per andare in pensione, anche a costo di gettare alle ortiche quattro anni di rigida disciplina fiscale. Richieste che come anticipato giovedì dal Sole 24 Ore hanno assunto la forma di un veto sostanziale: senza misure sulla previdenza, insomma, il Carroccio minaccerebbe di non votare la manovra. Chiusa la fase di confronto al congresso, Salvini chiede un partito «compatto e unito, capace di parlare con una voce sola, senza polemiche pubbliche sui giornali e sui libri», specificando che le correnti nel partito «non sono mai esistite e mai esisteranno».
Garavaglia rilancia il federalismo liberale
La linea politica di Garavaglia, molto vicino al ministro dell’Economia Giorgetti, che non ha firmato per nessuno dei due candidati, punta a riaffermare l’identità federalista, popolare e territoriale della Lega, intesa come forza politica pragmatica e post-ideologica, che tende a superare le tradizionali categorie di destra e sinistra. L’obiettivo spiega, è “far crescere la Lega spostandola dallo stereotipo che è di estrema destra. Il nostro è un elettorato trasversale”. Una Lega liberale sia in campo economico (“se dovessi scegliere tra certe idee di Borghi e quelle di Giorgetti, tutta la vita scelgo Giorgetti”) sia nel campo dei diritti civili. Al fianco di Pmi e partite Iva, “ma che sugli aspetti sociali è addirittura più a sinistra della sinistra”. Il contrasto all’immigrazione irregolare e alla criminalità restano temi essenziali. La sicurezza resta al centrale ma “Il tema principale per cui mi sono voluto mettere in campo è quello di tornare a dare voce ai territori e interpretare le istanze di chi produce Pil, perché la vera missione della Lega è tutelare chi fattura e garantisce posti di lavoro.
