Il risiko bancario italiano in corso deve porre all’attenzione il fatto che l’importante è che «oggi debba prevalere la soluzione capace di offrire la maggiore solidità, la maggiore capacità industriale e la certezza che il baricentro decisionale rimanga saldamente italiano. Non necessariamente la soluzione più affascinante. Non quella con l’architettura finanziaria più sofisticata. Quella più sicura per il Paese». Così il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, in un intervento sul Corriere della Sera, nel quale indica che, di fronte alla «complessità» della «mossa difensiva» del Monte dei Paschi di Siena, più che chiedersi «chi vincerà la partita finanziaria di oggi», «dobbiamo chiederci quale assetto stiamo costruendo per il sistema finanziario italiano di domani e per i finanziamenti agli investimenti dell’imprese, tenendo conto delle sovrapposizioni territoriali del credito da erogare».
Per Orsini, «non è nazionalismo finanziario. È politica industriale. La Francia difende i propri campioni nazionali quando sono in gioco settori strategici. Non vedo perché l’Italia dovrebbe comportarsi diversamente quando si parla di banche, assicurazioni e soprattutto del risparmio delle proprie famiglie».
«Banco Bpm ha già nel proprio capitale una presenza francese estremamente rilevante. Generali, a sua volta, non può essere considerata semplicemente una grande società quotata: è uno dei pilastri finanziari del Paese e custodisce una parte importante del risparmio degli italiani. Mettere insieme questi mondi significa creare una concentrazione enorme di potere finanziario. E quando si costruiscono architetture così complesse bisogna guardare non soltanto a chi ne avrà il controllo domani mattina, ma soprattutto a chi potrebbe averlo fra cinque o dieci anni. È questo che mi preoccupa», scrive ancora Orsini, sottolineando che il fatto che si sia chiesto un parere alla Consob dimostri «quanto sia delicata la fase che stiamo attraversando».
Per riconoscendo che «l’Europa deve essere un mercato aperto, ma apertura non può significare ingenuità», Orsini sottolinea appunto che serve la soluzioni che preservi di più «la certezza che il baricentro decisionale rimanga saldamente italiano», in quanto, «quando sono in gioco centinaia di miliardi di risparmio degli italiani, la stabilità viene prima degli esperimenti finanziari.
Le operazioni finanziarie passano. I protagonisti cambiano. Gli amministratori cambiano. Ma il risparmio degli italiani resta. Ed è un patrimonio che abbiamo il dovere di consegnare alle prossime generazioni mantenendo in Italia capacità decisionale, competenze e controllo strategico».

