Il Centro Studi Confindustria alza a +1,0% la stima della crescita del Pil italiano per il 2026 (allineandola a quanto indicato dal governo nel Dpfp) e conferma l’attesa di un rallentamento a +0,6% per il 2027. È quanto indicato dal Rapporto di previsione d’autunno che a marzo aveva stimato l’andamento dell’economia rispettivamente in +0,5% e in +0,6%.

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Il +1% di quest’anno è sostanzialmente in linea con la variazione già acquisita, quella cioè che si registrerebbe a fine anno con una crescita congiunturale nulla nel terzo e quarto trimestre senza la correzione per i giorni lavorativi. Lo scenario è quindi quello di un complessivo «rallentamento nei mesi finali dell’anno che si trascinerà al 2027».

La previsione di CsC è effettuata a legislazione vigente e quindi non incorpora la clausola nazionale di salvaguardia per le maggiori spese per difesa e sicurezza energetica, che per il 2026-27 vale 14,4 miliardi. Il CsC avverte che il prezzo dell’energia sarà il principale fattore di vulnerabilità dell’economia italiana per il 2027 tant’è che c’è il rischio di «crescita zero» se il valore medio annuo del Brent raggiungerà i 126 dollari al barile.

Il rapporto tra deficit e Pil in Italia scenderà al 2,9% quest’anno (3,1% nel 2025) e si ridurrà ulteriormente al 2,8% nel 2027, stima il CsC. In primavera l’analisi prevedeva 2,8% quest’anno e 2,7% nel 2027. Per quanto riguarda il debito della Pubblica Amministrazione, il Centro Studi considera una risalita al 137,9% quest’anno (da 136,7% del 2025), contro il 138,7% indicato in primavera, e una lettura confermata al 138% l’anno prossimo.

Il prezzo dell’energia sarà il principale fattore di vulnerabilità dell’economia italiana per il 2027 tant’è che c’è il rischio di «crescita zero» se il valore medio annuo del Brent raggiungerà i 126 dollari al barile. Lo stesso rischio si avrebbe se la media del prezzo del petrolio si attestasse a 115 dollari al barile – contro i 75 dello scenario base attuale per il 2027 e i 94 per il 2026 – e quello del gas a 89 euro al megawattora a fronte dei 58 euro dello scenario base 2027 (55 euro/MWh quest’anno), secondo la previsione fatta dal Centro Studi Confindustria. Quanto all’Ets, il meccanismo dell’Unione europea per ridurre i gas serra, e al caro energia pesano «come macigni sulla competitività delle imprese» italiane e peraltro i benefici portati in termini di emissioni sono almeno per la metà attribuibili alla chiusura delle aziende.

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