Il cinema non finisce quando si spengono le luci in sala. Continua sul televisore, passa dagli abbonamenti, riaccende titoli che sembravano aver esaurito la corsa. Misurarlo solo al botteghino significa fermare il conto troppo presto. Ma la sala deve ancora recuperare un’abitudine perduta: il pubblico è tornato, la frequenza no.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

È la doppia fotografia di «Sala e salotto», la ricerca di Ergo Research per Anica presentata al Mia. Tra gennaio 2025 e giugno 2026 sono andate al cinema 29,6 milioni di persone, contro i 29,5 milioni dei diciotto mesi “pre pandemia” (gennaio 2018-giugno 2019). Gli ingressi, però, sono scesi da 134 a 109 milioni: mancano 25 milioni di biglietti, il 19%. Ogni spettatore ne compra 3,7 invece di 4,5. A trainare sono gli under 35: il 31% della popolazione genera il 56% degli ingressi.

Questo accade in sala. Allargando lo sguardo, gli italiani vedono in media 91 film l’anno. Il gratuito vale il 62% delle visioni. In un monitoraggio sperimentale dal 21 maggio al 17 giugno, a 4,2 milioni di ingressi sono corrisposte 32,5 milioni di visioni complete stimate sulle offerte pay: quasi otto per biglietto. Per i film italiani il rapporto sfiora diciannove. E comunque il 92% delle visioni pay di film italiani recenti riguarda titoli già usciti al cinema.

«Deve essere chiaro a tutti: i film non nascono e muoiono nelle sale», dice il sottosegretario al Mic, Lucia Borgonzoni. «Limitare il giudizio al solo box office – commenta il presidente Anica, Alessandro Usai – è fuorviante: i titoli che performano meglio al botteghino catalizzano l’attenzione del pubblico anche oltre la sala, dimostrando che studiare le modalità di consumo è la chiave per intercettare al meglio gli spettatori del futuro». Il cinema «è fondamentale perché determina il valore», dice Margherita Amedei di Sky Italia. Tinny Andreatta, vicepresidente per i contenuti italiani di Netflix, puntualizza che «il 70% delle visioni pay viene da persone che vanno al cinema; non c’è contrapposizione».

In questo quadro Paolo Del Brocco, ad di Rai Cinema, ribadisce il passaggio «da un rapporto conflittuale tra sala e piattaforme a una vera convergenza: la sala rimane la nostra stella polare, ma la prima finestra pay può garantire sostenibilità e la chiusura del cerchio finanziario della produzione». Per Francesco Magini di Disney+ «la sala e il servizio streaming sono due tappe dello stesso percorso».

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