Lo sconto sulle accise del gasolio è scaduto senza essere rinnovato. Nella Gazzetta ufficiale di sabato, ultimo giorno di validità del taglio, la proroga non c’è, e da oggi sul diesel si pagano di nuovo le imposte ordinarie. Alla pompa l’effetto è prevedibile: nuovi rincari, anche se contenuti.

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Il Governo ha tenuto aperta la partita fino all’ultimo. Ancora venerdì la premier Giorgia Meloni assicurava che l’Esecutivo lavorava «giorno e notte» sul dossier carburanti e valutava un nuovo rinnovo con il meccanismo delle accise mobili, che usa il maggior gettito Iva prodotto proprio dai rincari. Alla fine la scelta è andata nella direzione opposta. Con le aliquote piene l’erario risparmia circa 3,5 milioni di euro al giorno, e conserva l’extragettito Iva di ottobre, che si somma alla quota di quello di settembre rimasta inutilizzata.

Poco meno di 5 centesimi in ballo

Per gli automobilisti il conto riguarda soltanto il gasolio. Il taglio in vigore fino al 7 novembre valeva poco meno di 4,9 centesimi al litro, Iva compresa. Era quindi un intervento limitato, ed è questo l’ordine di grandezza del rialzo atteso sui listini. La benzina era rimasta fuori dallo sconto e non subisce variazioni fiscali.

I prezzi

La rilevazione dell’Osservatorio prezzi del ministero delle Imprese di domenica,che però si ferma alle prime ore del mattino, indica sulla rete stradale un prezzo medio self di 2,223 euro al litro per il gasolio e di 2 euro per la benzina, tornata sulla soglia dei due euro dopo settimane di record.

In autostrada le medie salgono a 2,277 euro per il diesel e a 2,029 euro per la benzina. Sono valori elevati per gli standard italiani – che per quanto riguarda il gasolio aumenteranno ancora di qualche centesimo – ma restano comunque inferiori ai picchi di alcune settimane fa.

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