Al momento, di sicuro, c’è la volontà del governo di utilizzare la potenza di fuoco, garantita dalla flessibilità sull’energia concessa da Bruxelles, per raggiungere soprattutto quei target rimasti finora esclusi dagli interventi messi fin qui in campo contro il caro energia. A cominciare dal ceto medio, sempre più impattato dai rincari energetici e non solo, e dalle pmi. Il resto è la ricerca di una delicata quadratura tra diverse opzioni e i paletti fissati dalla stessa Europa per l’utilizzo di quelle risorse che escludono, come noto, sussidi a pioggia e privilegiano, invece, misure di più ampio respiro in grado di migliorare e rafforzare strutturalmente il sistema energetico. Proprio nel punto di intersezione tra queste due esigenze si colloca il novero delle ipotesi al vaglio dei tecnici lungo l’asse che va dal ministero dell’Economia a quello dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, al cui timone siede Gilberto Pichetto Fratin.

Domande di approfondimento generate da 24Ore AI

Il potenziamento del conto termico

Si parte, come detto, da poche certezze, la prima delle quali è un potenziamento del conto termico con delle norme ad hoc per assicurare l’efficientamento energetico di altri settori della Pa, come università e ospedali. Al contempo si cerca di chiudere il correttivo – la proposta di revisione dell’attuale strumento presentata in Conferenza delle Regioni – per tener conto delle richieste ricevute nel solo febbraio (1.500 istanze per un ammontare pari a 1,3 miliardi) che hanno spinto il Gse a chiudere il vecchio meccanismo. Qui la direzione intrapresa sarebbe quella di favorire un finanziamento dei progetti presentati dai Comuni sotto i 5mila abitanti secondo una sorta di décalage (copertura al 100% per il primo intervento e poi all’80% per quelli successivi della stessa amministrazione).

Verso un aiuto strutturale per le pmi

Sul tavolo, ci sono poi anche altre ipotesi su cui il confronto prosegue serrato: dall’idea di un nuovo ecobonus con detrazione fiscale al 65% per finanziare interventi di ristrutturazione con focus sull’elettrificazione dei consumi (pompe di calore o impianti fotovoltaici, anche sui balconi, di 1 kilowatt), anticipato da questo giornale (si veda l’edizione del 13 settembre) e confermato dal viceministro dell’Economia, Maurizio Leo, a un aiuto strutturale mirato per le pmi, per le quali si sta ragionando anche di un incremento della garanzia di ultima istanza per agevolare l’accesso ai Ppa (i contratti di acquisto di lungo termine a prezzo fisso per l’energia).

La possibile estensione dell’energy release

È questo il vero “sogno nel cassetto”, su cui anche le imprese hanno espresso il loro favore: al centro dei ragionamenti ci sarebbe la possibile estensione dell’energy release, il meccanismo che garantisce forniture a prezzo calmierato (65 euro per MWh) agli energivori in cambio dell’impegno a realizzare nuova capacità green.

Intervenendo all’Italian Energy Summit de Il Sole 24 Ore lo scorso martedì, l’ad del Gse, Vinicio Mosè Vigilante, ha ricordato i risultati ottenuti fin qui dallo strumento: 480 contratti sottoscritti, 3.238 società coinvolte, 23,6 TWh di volumi di energia assegnata sui 24 TWh annui nella disponibilità del Gse. In cifre: 1 miliardo già erogato nel 2025 e due miliardi su quest’anno. Numeri che confermano l’elevato gradimento dello strumento e che spingerebbero, dunque, le riflessioni in seno al governo verso tale binario e verso un ampliamento che ricomprenda tutte le piccole e medie imprese. Ma sono riflessioni ancora improntate alla massima cautela considerata la genesi non proprio agevole dell’attuale meccanismo per via dei rilievi di Bruxelles.

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