Dalle piante nuovi vaccini veterinari contro malattie trasmissibili all’uomo. Il tutto passando dalla produzione di molecole destinate allo sviluppo di vaccini e kit diagnostici per alcune malattie di ovini e suini. A mettere in campo questo progetto, denominato Repordivac e finanziato per 6 milioni di euro con fondi europei, ci sono anche i ricercatori dell’Enea impegnati nel ruolo di coordinamento.

L’attenzione su 4 malattie del bestiame

Il progetto, come sottolineano dall’agenzia di ricerca, si focalizza su quattro malattie riproduttive del bestiame: la sindrome riproduttiva e respiratoria dei suini (Prrs) di origine virale, la febbre Q causata dal batterio Coxiella burnetii che colpisce soprattutto ovini e caprini, l’aborto enzootico ovino causato dal batterio Chlamydia abortus e la brucellosi suina causata dal batterio Brucella suis. «Queste malattie – rimarcano dall’Agenzia di ricerca – causano importanti perdite economiche a livello globale, in quanto incidono in maniera significativa sulla riproduzione e sulla redditività del bestiame, in particolare di bovini, ovini e suini con costi di gestione dell’emergenza in caso di focolai che arriverebbero fino a 200 miliardi di dollari l’anno, a fronte di una spesa per la prevenzione valutata in circa 20 miliardi» Non solo,

Da 3 batteri anche un rischio per la salute umana

Inoltre, i tre batteri (C. burnetii, C. abortus e B. suis.) «rappresentano un rischio anche per la salute pubblica in quanto agenti patogeni trasmissibili direttamente dagli animali infetti all’uomo».

«Attualmente le nostre attività sono focalizzate sulla produzione di antigeni, ovvero molecole presenti su virus e batteri patogeni che vengono riconosciute dal sistema immunitario per attivare una risposta di difesa specifica – spiega Selene Baschieri, ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie Green al Dipartimento Sostenibilità e coordinatrice del progetto -. Questi antigeni rappresentano strumenti biologici fondamentali e saranno utilizzati per la formulazione di nuovi vaccini, se le prove in vitro e in vivo confermeranno la loro efficacia nell’attivare risposte immunitarie in grado di conferire protezione negli animali».

L’ausilio della piattaforma tecnologica

L’attività è condotta con l’ausilio del Plant Molecular Farming, una piattaforma tecnologica sviluppata e perfezionata dall’Enea nel corso di oltre vent’anni di ricerca, che sfrutta le piante come ‘biofabbrica’ per la produzione di biofarmaci. Quanto al funzionamento, è presto spiegato. «Per produrre antigeni virali e batterici o anticorpi – argomentano dall’Agenzia -, i ricercatori introducono nella pianta Nicotiana benthamiana, una specie di tabacco selvatico, le informazioni genetiche necessarie alla sintesi dei biofarmaci, sfruttando la capacità naturale del batterio del suolo Agrobacterium tumefaciens di trasferire materiale genetico nelle cellule vegetali. La pianta produce, quindi, la biomolecola nei suoi tessuti da dove può essere estratta e purificata». Quanto ai costi e i tempi di produzione delle biomolecole, come aggiunge Maria Elena Villani, ricercatrice e responsabile della divulgazione del progetto «con il Plant Molecular Farming sono significativamente inferiori rispetto a quelli dei farmaci biologici prodotti in colture cellulari di mammifero. Dall’idea al prodotto possono essere sufficienti poche settimane. Inoltre, queste tecnologie potrebbero essere più accessibili per i paesi in via di sviluppo, dove spesso le malattie zoonotiche, ossia trasmissibili dagli animali agli uomini, sono più diffuse e le infrastrutture per la produzione farmaceutica tradizionale scarse”».

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