La manovra chiede un suo contributo anche alla lotta all’evasione. Nel pacchetto di misure allo studio per il Ddl di Bilancio, su cui si attendono le scelte finali in vista dell’approdo in Consiglio dei ministri, c’è anche un ulteriore giro di vite sull’utilizzo dei crediti d’imposta. Con un intervento destinato a impattare sia sulle compensazioni che sulle partite Iva apri e chiudi.
La soglia di sbarramento
Partiamo dalle compensazioni. In un’ideale linea di continuità con l’intervento già varato con la manovra 2026, tra le misure vagliate e candidate a trovare posto tra gli oltre 100 commi della nuova legge di Bilancio c’è un’ulteriore riduzione dell’importo che fa scattare il blocco dell’utilizzo in compensazione di crediti d’imposta in presenza di debiti non pagati al Fisco e iscritti a ruolo. Dopo la riduzione da 100mila a 50mila euro entrata in vigore dal 1° gennaio scorso, l’ipotesi allo studio è quella di far scendere ulteriormente la soglia di sbarramento a 30mila euro. In pratica con 30mila euro di importi iscritti a ruolo per imposte erariali e accessori per i quali siano scaduti i termini di pagamento scatterebbe dal 1° gennaio un blocco complessivo alle compensazioni orizzontali, ossia tra imposte di natura diversa. Di fatto, si cerca di colpire chi sfugge alla riscossione senza pagare i vecchi debiti. Per poter far cadere il blocco è necessario pagare una quota di debito che consenta di scendere al di sotto della soglia. Due sono gli aspetti chiave da segnalare. Quando lo scorso anno fu fatta la scelta di rendere più stringente lo sbarramento, perché con un debito più basso si va a colpire una platea più ampia di contribuenti, la misura fu incastonata all’interno della linea di attuazione del Pnrr sulla riforma dell’amministrazione fiscale. E si è trattato di un intervento a cui l’Erario ha affidato una prospettiva di maggiori entrate derivanti dallo scarto dei crediti potenzialmente utilizzati in compensazione da chi non ne ha i requisiti in base allo sbarramento per 207 milioni di euro annui a partire dal 2026.
Come procedono le compensazioni
Si tratta di un ulteriore paletto all’utilizzo dei crediti in compensazione, che comunque resta una componente ormai strutturale del nostro sistema tributario. A dimostrarlo i numeri. Nei primi otto mesi del 2026 le entrate tributarie hanno visto le compensazioni sfondare il muro dei 36 miliardi di euro (+2,4% sullo stesso periodo del 2025) con una crescita maggiormente sostenuta sul fronte delle imposte dirette (732 milioni in più sull’anno precedente).
Le società apri e chiudi
Naturalmente il problema non sta nei contribuenti che a pieno titolo e legittimamente utilizzano i crediti d’imposta, ma nelle diverse situazioni di irregolarità emerse grazie all’azione antifrode di agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza. Spesso si tratta di veri e propri schemi criminali che servono a maturare crediti e a lasciare “scatole vuote” con debiti sia sul fronte fiscale che previdenziale. Per questo tra le ipotesi allo studio per la manovra c’è quella di bloccare l’utilizzo dei crediti acquistati per le partite Iva inattive. Una mossa che va in scia a una radicale campagna di contrasto al fenomeno delle attività cosiddette «apri e chiudi» che, come rivendicato dal Governo nel bilancio dei quattro anni da quando è in carica, ha portato a cessare d’ufficio 20.300 attività irregolari. Il fenomeno di schemi fraudolenti perseguiti attraverso finte società o «cartiere» (chiamate così perché emettono false fatture) è una minaccia non solo per l’Erario ma per tutta la filiera di imprese che operano nel rispetto delle regole, perché finiscono con il determinare una concorrenza sleale che ha riflessi non solo nei settori in cui vengono create ad arte ma sull’intero sistema produttivo.

