«Mi sono candidato perché l’obiettivo è invertire il trend, dobbiamo svegliarci». Così il senatore Massimo Garavaglia, candidato segretario della Lega, durante il suo intervento al congresso del Carroccio a Milano. «I sondaggi sono indicazioni, danno una direzione. Abbiamo preso l’8,8% alle elezioni e non siamo cresciuti. Dobbiamo crescere – ha aggiunto -. Non penso che basti una misura in legge di bilancio, abbiamo fatto una rottamazione ma non è cambiato niente. Dobbiamo risvegliare il sogno e dobbiamo farlo tutti insieme». E ha aggiunto: «Se dovessi vincere io non ci sarà nessuna rappresaglia, nessuna punizione, nessuna lista nera, siamo una famiglia».

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Garavaglia: né neri né rossi, lo scandiva anche Salvini

Garavaglia ha ribadito la sua ricetta per la Lega: federalista, liberale, moderna e pragmatica. «Né neri né rossi, ma liberi con Bossi così scandiva Salvini a capo dei cortei giovani padani» ha chiosato Garavaglia, ribadendo: «la Lega non è estrema e l’estrema destra non è nel nostro dna – ha aggiunto -. Nel sociale la Lega è più a sinistra della sinistra e dobbiamo esserne orgogliosi»

Giorgetti: credo nella Lega nazionale, non nazionalista

«Credo nella Lega nazionale, non in quella nazionalista: sono due cose diverse. Credo nella Lega delle identità». Lo ha detto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, parlando dal palco del Congresso della Lega. Sulla questione dell’identità politica della Lega “nè di destra nè di sinistra” rivendicata tra gli altri dall’ex Doge Luca Zaia, chiosa: «Io sono conservatore». E aggiunge: «Una cosa deve essere chiara: senza la Lega di lotta non si va al governo». E invita a fare attenzione «al circolo vizioso, quando stai troppo al governo – – mea culpa, ma mea culpa di tanti qui – ti atrofizzi, diventa tremendamente difficile tornare a essere di lotta. Dobbiamo trovare il giusto mix».

«Evidente che abbiamo problemi, in squadra chi ha consenso»

«Va tutto bene? No, non va tutto bene. È evidente che abbiamo dei problemi. Se parti da zero sei contento di fare l’8%, ma se sei di Bergamo e sei abituato a fare il 50%, ti incazzi se fai il 20%. Facciamo salire in squadra quelli che sul territorio hanno dimostrato di avere più consenso, insieme al segretario: questo risulterà la formula vincente». Un endorsement di fatto a Zaia, che già Claudio Durigon ha chiesto dal palco di entrare nella nuova segreteria politica. Quanto alle modalità di espressione del dissenso, «quando c’è qualcosa che non va ti vedi uno a uno. Se non basta chiami i testimoni, e se non basta vai in assemblea». Ma sui temi fondamentali, ha sottolineato, «se guardiamo libertà, sicurezza, autonomia… siamo tutti d’accordo».

Calderoli: numeri insoddisfacenti, squadra può essere strumento

Un concetto quello di squadra rilanciato anche da Calderoli. «I numeri dei sondaggi per la Lega non sono soddisfacenti. È nostra responsabilità tornare la squadra può essere lo strumento giusto per il movimento e anche per il segretario. Bisogna che tutti decidano e che se ne assumano la responsabilità» ha detto il ministro per gli Affari regionali

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