La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, confermano fonti di Palazzo Chigi, non intende firmare il Dpcm per sbloccare gli aumenti di stipendio dei magistrati, previsti in base ad alcune sentenze del Consiglio di Stato, che ammonterebbero complessivamente a circa un miliardo. 

Il Dpb varato dal governo prevede per il 2027 un fondo sentenze, una tantum, dal valore di 1,9 miliardi di euro (0,08% del Pil), la maggior parte dei quali dovrebbe essere destinata, come rivelato nei giorni scorsi dal Sole 24 ore, proprio agli adeguamenti per i magistrati. 

Per Meloni, spiegano le stesse fonti, si tratta di una cifra circa dieci volte superiore a quella che il governo sta cercando per dare risposte ai problemi del settore autotrasporto, che rischiano di bloccare la consegna di merci in tutta Italia. 

La premier, comunque, fa sapere di essere pronta ad ascoltare i rappresentanti dell’Anm, nella convinzione che “la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità del momento”. 

Meloni: “Non firmo Dpcm con aumento degli stipendi ai magistrati”

“In coscienza – spiega la premier raggiunta al telefono dal direttore dell’Adnkronos, Davide Desario– non posso mettere la mia firma su un Dpcm con il quale dovrei destinare quasi un miliardo di euro agli aumenti di stipendio dei magistrati. È dieci volte tanto rispetto a quello che sto cercando solo per affrontare il tema dell’autotrasporto e impedire che si blocchi la consegna delle merci in tutta Italia”. 

Ma è aperta al dialogo con le associazioni. “Se le associazioni rappresentative vorranno cercare insieme una soluzione – ha spiegato – sono come sempre pronta ad ascoltarle, anche perché sono convinta che la gran parte dei magistrati comprenda la situazione e le priorità di questo momento“.

Se il Consiglio di Stato lo riterrà opportuno, nomini pure il commissario – risponde la premier – Ciascuno si assumerà le proprie responsabilità”.

Perché i magistrati chiedono l’aumento degli stipendi

Il Dpcm dà seguito alle sentenze che stabiliscono un nuovo metodo di calcolo per gli adeguamenti degli stipendi dei magistrati: in concreto si stima fino a circa 100mila euro, arretrati compresi, per ogni magistrato, più l’aumento di circa 20.000 euro l’anno per gli anni successivi.        

Ma come si è arrivati a questa somma monstre? Gli aumenti degli stipendi dei magistrati, a differenza di altre categorie, non si decidono tramite una contrattazione. Ogni tre anni vengono adeguati per legge, prendendo come riferimento gli aumenti degli altri dipendenti pubblici. 

Il Governo fa il calcolo sulla base di parametri  Istat e lo fissa con un Dpcm (Decreto del presidente del consiglio dei ministri). Con il metodo usato fino ad oggi dai governi precedenti, stando alle cifre pubblicate in queste ore, gli aumenti erano del 4,85% per il 2018-2020 e del 6,69% per il 2021-2023. Ma l’Associazione Nazionale Magistrati e altre associazioni di magistrati hanno fatto ricorso, sostenendo che il sistema di calcolo andasse rivisto, e i magistrati del Tar e del Consiglio di Stato hanno dato loro ragione. Così ora con il nuovo metodo, gli aumenti salgono al 6,22% e al 12,32%, quasi il doppio per l’ultimo triennio.

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