Nei tre tomi della legge di bilancio pubblicati ieri dalla Camera, 1.782 pagine in tutto, prende forma l’impegno finanziario che la manovra dedica al rilancio della Difesa. E si precisano i contorni dell’utilizzo della clausola di salvaguardia nazionale, quella che permette di finanziare interventi con il deficit in deroga ai vincoli del Patto Ue, fin qui rimasti piuttosto in ombra. La ragione è tecnica. Il grosso delle spese aggiuntive non compare nella sezione I della legge di bilancio, dove ci sono le novità normative che attirano l’attenzione generale; ma trova spazio nella sezione II in cui, spesso nel disinteresse del dibattito pubblico, si muovono tagli e rifinanziamenti delle voci di spesa gestite dai vari ministeri. Lì emerge il protagonismo del portafoglio gestito da Guido Crosetto.
Nato e programmi interforze
Una ricostruzione (non troppo agevole) a cavallo tra articoli, commi e tabelle porta a misurare il peso della Difesa nella manovra. Dai numeri emergono fondi aggiuntivi per 4,8 miliardi il prossimo anno e 10,9 miliardi nel triennio coperto dalla legge di bilancio; in larga parte concentrati però sul 2027-28 proprio perché il motore principale della spesa è il disavanzo permesso dalla clausola, che scade fra due anni.Rientra per esempio in questo arco temporale la voce più consistente, dedicata alla «attuazione dei programmi di investimento pluriennale per l’esigenza della difesa nazionale» (2,6 miliardi nel 2027 e altrettanti nel 2028). Un miliardo l’anno prossimo e 844 milioni nel successivo vanno al «funzionamento», cioè all’insieme di spese che servono a garantire l’operatività e la manutenzione ordinaria. La «Joint Rapid Response Force», etichetta che indica i piani interforze a operatività immediata per affrontare le crisi, assorbirà 267 milioni l’anno prossimo e la stessa cifra in quello successivo. Mentre il programma Nato per la difesa comune (Nsip: Nato Security Investment Programme) ne riceverà 134,8 e 196,7 fra 2027 e 2028. Dallo stesso bacino pescano i 164,3 milioni (100,6 nel primo anno, il resto nel secondo) indirizzati agli investimenti per rinnovare e ammodernare l’Arma dei Carabinieri, in un quadro che si completa con i 4,5 milioni in due anni destinati al Polo nazionale della Subacquea.
Dal caccia ai Carabinieri
Il conto fin qui si ferma lontano dai 7,2 miliardi annunciati per l’utilizzo della clausola. Che però, come accade anche per l’energia, può raccogliere misure già previste nei tendenziali, nel gioco di sponda che ha liberato spazi per la manovra ordinaria. Ma i rifinanziamenti al ministero non esauriscono il panorama delle nuove misure per la difesa, presenti anche nella sezione I della legge di bilancio. Qui i numeri si riferiscono all’indebitamento netto, e non al saldo netto da finanziare come nella sezione II: la somma presuppone dunque che non ci siano disallineamenti temporali fra le due grandezze.Il testo della manovra contempla 104 milioni in due anni per «l’ammodernamento infrastrutturale delle Forze armate», e 47,9 milioni per il Global Combat Air Programme, il caccia di nuova generazione sviluppato da Leonardo con Bae Systems (Uk) e Jaiec (Giappone). Il paniere è arricchito poi dalle risorse (soprattutto nazionali) per finanziare gli «interventi normativi in materia di difesa», 1,47 miliardi in tre anni, e le assunzioni e gli straordinari dei Carabinieri (174,9 milioni nel triennio: misure simili, fuori da questo calcolo, interessano Polizia e Guardia di finanza).
Strade sicure
Vanno invece 4,7 milioni a «Strade sicure», il programma caro soprattutto alla Lega con la presenza dei militari nelle città, prorogato per ora solo fino al 31 marzo. Il quadro si completa poi con il rifinanziamento delle missioni internazionali, che transitano dal ministero dell’Economia ma fanno parte del bilancio integrato della difesa: dalla manovra ricevono 368,7 milioni l’anno prossimo e altri 558,9 sul 2028.

