Con Barbie si può fare anche la pizzaiola. È il senso della nuova collaborazione tra Mattel e Vincenzo Capuano, pizzaiolo napoletano diventato in pochi anni un marchio internazionale. Al centro dell’iniziativa il Barbie Pizza Playset, un set di gioco con 25 accessori – forno, teglia, tagliapizza, scatole per la consegna – pensato per i piccoli amanti della pizza.

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«Ogni playset nasce per contestualizzare una professione», spiega Eleonora Schiavoni, head of consumer products Italy, Spain & Portugal di Mattel, ricordando come la pizzeria si affianchi ad altri mestieri raccontati dal brand. Da qui la scelta di affiancare il prodotto a un concorso, dal 15 settembre al 15 ottobre: acquistando un giocattolo Barbie nei negozi aderenti si può vincere un voucher da spendere in una delle pizzerie Capuano in Italia, mentre nei locali di Napoli, Torino, Roma e Milano sono esposti i playset firmati Barbie insieme ai forni giocattolo di Unogiochi. «Il concorso è un gancio di comunicazione – chiarisce Schiavoni – un modo per dare visibilità a una collaborazione che valorizziamo».

A rendere naturale l’abbinamento è la parabola personale di Capuano, che nella bambola più famosa del mondo ritrova la propria storia. «Mattel e quindi Barbie sono un’azienda e un brand storico che rappresentano la famiglia, i bambini e soprattutto i sogni», ha dichiarato il pizzaiolo durante la presentazione, ripercorrendo il filo che lega la propria ascesa – da Scampia al successo globale – al mito costruito attorno alla bambola.

Al di là dell’operazione di marketing, l’insegna continua a essere in piena espansione. La rete conta oggi circa cinquanta pizzerie, dalla Sicilia al Nord Italia, con propaggini internazionali che vanno da Singapore a Hong Kong fino a Mumbai. Il prossimo fronte è quello americano: a dicembre è prevista l’apertura di San Francisco, seguita a gennaio-febbraio da Tokyo, mercato considerato strategico per il seguito social del fondatore (oltre un milione di follower su Instagram e su YouTube). Per il 2027 l’obiettivo dichiarato sono Nuova Delhi e Macao, con un metodo che privilegia la gradualità: formazione del personale a Napoli prima di ogni apertura, per garantire la tenuta qualitativa del prodotto. In Italia, intanto, entro dicembre sono previste altre tre aperture al Nord.

Nonostante la rapida espansione, il modello di gestione resta però lo stesso, ovvero una «gestione semidiretta, escludendo il franchising puro, incompatibile – a detta di Capuano – con la natura artigianale del prodotto». Coerente con questa impostazione anche la scelta sulla forza lavoro: ogni punto vendita impiega mediamente tra i 15 e i 20 dipendenti, tra pizzaioli, fornai e personale addetto alla finitura del prodotto in uscita, passaggio che l’azienda considera sempre più centrale nella definizione della «pizza contemporanea».

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