«Mille pensionati, ciascuno con una fiscalità di vantaggio importante, per rianimare cento borghi. Bisogna fermare lo svuotamento demografico delle aree interne, l’impoverimento e la marginalizzazione dei piccoli centri. Serve un progetto pilota in grado di contribuire alla loro rinascita. I pensionati italiani possono avere l’esenzione dal pagamento delle tasse quando si trasferiscono all’estero. In molti vanno ad abitare in Portogallo, in Tunisia, in Albania. Il loro netto raddoppia. E beneficiano di un costo della vita in media inferiore a quello italiano. Sono scelte individuali pienamente legittime, ma comportano per il Paese la perdita di residenti, consumi e gettito fiscale. La risposta non è ostacolare la mobilità, ma rendere fiscalmente conveniente scegliere l’Italia. Rendiamo possibile a chi desidera trasferirsi sulle Alpi, sull’Appennino, sulle coste più lontane ed estranee dal turismo, nel centro delle isole».
Mario Pepe, classe 1951, è presidente della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione. A 24 anni era il medico condotto di Colonna, in provincia di Roma. Negli anni Ottanta è stato un imprenditore nella prima sanità privata. Pepe propone le sue idee su fondi pensione e sanità integrativa di cui auspica il pieno ingresso nel perimetro di controllo della Covip al governo Meloni: «La sanità integrativa beneficia di rilevanti agevolazioni fiscali ed è rimasta troppo a lungo priva di un sistema organico di vigilanza. Quelle agevolazioni rappresentano un mancato gettito per lo Stato e devono quindi trovare giustificazione in una funzione sociale effettiva, verificabile e trasparente. La sanità integrativa deve integrare il servizio pubblico, non duplicarlo o sostituirlo. Benefici fiscali, funzione effettivamente svolta e controlli devono essere coerenti tra loro».
All’attività professionale Pepe ha affiancato l’esperienza politica: ha avuto un cursus honorum politico nella Prima repubblica nel Partito Liberale e nella Seconda in Forza Italia. Anche per questo unisce la sensibilità politico sociale a quella finanziario-previdenziale: «Nei centri disabitati molti comuni vendono al prezzo simbolico di un euro case vuote e da ristrutturare – torna a ripetere – capita nel mio paese di origine, Bellosguardo, seicento anime in provincia di Salerno. Il combinato disposto delle politiche locali di riurbanizzazione e delle politiche nazionali di defiscalizzazione dei pensionati può essere vivificante. Un progetto simile è in grado di mutare il volto al Paese e può anche modificare gli equilibri previdenziali italiani».
Aggiunge Pepe: «La prossima legge di bilancio offre l’occasione per affrontare alcuni nodi strutturali del nostro welfare con una visione che guardi oltre l’orizzonte annuale dei conti pubblici. Sanità, previdenza, demografia e crescita sono strettamente connesse: denatalità, maggiore longevità, carriere discontinue e spopolamento di ampie aree del Paese impongono di ripensare gli strumenti con cui proteggiamo le persone e utilizziamo le risorse destinate al welfare».
Il progetto pilota dei mille pensionati in cento borghi è un tassello di una serie di mutamenti proposti da Pepe. Ci sono gli anziani e ci sono i giovani: «La previdenza non può cominciare quando la pensione diventa una preoccupazione: occorre costruirla nel tempo. Per questo merita di essere valutata l’introduzione di un vero salvadanaio previdenziale dalla nascita, attraverso una posizione individuale alimentata fino a cento euro al mese, con un meccanismo al quale possano concorrere Stato e famiglia e con particolare attenzione ai nuclei economicamente più fragili. Un orizzonte di accumulazione di sessanta o settant’anni consente alla capitalizzazione dei rendimenti di trasformare contribuzioni sostenibili in un patrimonio significativo. Inoltre, questo permetterebbe di rendere meno fragile l’industria dei fondi pensione. Oggi ci sono dieci milioni e mezzo di iscritti, con una età media di 47 anni. Questa età media va abbassata per rafforzare l’intero settore. Inoltre, per chi ha redditi elevati bisogna aumentare la deducibilità fiscale agganciata ai figli minorenni. Per chi ha redditi più modesti sarebbe più efficace aumentare la detraibilità dei versamenti a favore dei figli sull’Irpef».

