Preferenze sì, preferenze no. Quando si parla di riforma della legge elettorale (e dal 1994 ad oggi ce ne sono già state tre: Porcellum, Italicum e Rosatellum) il tema torna sempre a emergere. E analoga sorte è toccata anche all’attuale riforma in corso della legge elettorale Stabilicum/Melonellum. Se andiamo a guardare come si comportano gli altri paesi della Ue, in base a un monitoraggio effettuato da Pagella Politica, in 20 Stati su 27 viene usato un sistema basato sulle preferenze. Anche se, tra chi resta fuori ci sono tutti i paesi per grandezza paragonabili all’Italia (Germania, Francia e Spagna).
Chi usa le preferenze
Nell’Unione europea, secondo quanto ricostruito da Pagella Politica, «i Paesi che nella loro legge elettorale danno la possibilità agli elettori di esprimere le preferenze sono Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Estonia, Finlandia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Slovacchia, Slovenia e Svezia». Casi estremi di uso delle preferenze, per esempio, sono quelli della Lettonia e del Lussemburgo. In Lettonia è possibile anche la preferenza negativa: l’elettore vota una lista di candidati e sulla lista può aggiungere un voto positivo per un candidato e aggiungere un voto negativo per un candidato non gradito. In Lussemburgo, ogni elettori ha tanti voti di preferenza a disposizione quanti sono i seggi della circoscrizione (per esempio 23) e può votare una lista intera o candidati individuali anche su liste diverse, dando fino a due voti allo stesso candidato
I grandi Paesi
Germania, Francia e Spagna, tuttavia, non hanno un sistema con preferenze. In Germania, ogni elettore ha due voti: con il primo voto l’elettore sceglie un candidato nel proprio collegio uninominale, mentre con il secondo vota per la lista del partito. È questo secondo voto a determinare quanti seggi spettano complessivamente a ciascun partito nel Bundestag. In Francia i deputati dell’Assemblée nationale sono eletti ogni cinque anni con un sistema maggioritario uninominale a doppio turno. Il sistema elettorale spagnolo prevede le province come circoscrizioni, liste bloccate e una sbarramento del 3%. Tuttavia, ad eccezione di Madrid e Barcellona, in media le liste bloccate sono molto corte (3-5 nomi) garantendo una maggiore rapporto eletto-elettore

