In Mali oggi sembra essere tornata la calma, ma forse è solo un equilibrio fragile. Una situazione di precarietà nella capitale, Bamako, e a Kati, “roccaforte” della giunta militare al potere dal 2020, dopo due giorni di scontri intensi tra militari e jihadisti del Jama’a Nusrat ul-Islam wa al-Muslimin (JNIM), alleati con i separatisti tuareg del FLA (Fronte per la Liberazione dell’Azawad). Il ministro della Difesa, Sadio Camara, è stato ucciso e il capo della giunta, il generale Assimi Goïta, non si è fatto vedere né ha rilasciato dichiarazioni dall’inizio delle ostilità.
La ripresa delle ostilità nel weekend
Il Mali è stato teatro nel weekend di una serie di attacchi coordinati, senza precedenti, messi a segno sabato contro obiettivi strategici della giunta da parte dei jihadisti di JNIM, Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani (alleato di al-Qaeda) e dai ribelli del Fronte di liberazione dell’Azawad. A Kati, a circa 15 chilometri dalla capitale, non sono stati uditi colpi d’arma da fuoco, ma – ha constatato l’agenzia Afp – restano i segni di quanto accaduto. Regna la calma anche nella zona dell’aeroporto, nel quartiere di Sénou, in periferia. Segnalati solo sorvoli di velivoli militari.
L’uccisione del ministro della Difesa
“Contiamo sulla popolazione per le segnalazioni di persone sospette nei quartieri” ha detto all’Afp un ufficiale di Sénou. È qui che sabato è stato ucciso il ministro della Difesa, uno dei principali responsabili della giunta, durante attacchi “terroristici” con una “autobomba” che hanno preso di mira la sua residenza a Kati, secondo la ricostruzione del governo, che parla di un attacco kamikaze.
La condanna del ministro degli Esteri Tajani
Condanniamo gli attacchi delle forze jihadiste in Mali, che hanno portato anche all’uccisione del ministro della Difesa. Attraverso l’unità di Crisi della Farnesina e l’Ambasciata d’Italia a Bamako, competente per il Mali, sono in contatto con gli italiani e le ong presenti nel Paese. Per segnalazioni è possibile rivolgersi all’unità di crisi al +390636225 o via mail a unita.crisi@esteri.it. Lo comunica il ministro degli Esteri su X.
