La crescita del Mezzogiorno è stata trainata principalmente dalle costruzioni, per effetto degli investimenti pubblici del superbonus prima e del Pnrr dopo, e dai servizi grazie al turismo. Secondo la Svimez, nel 2027 gli investimenti totali cresceranno solo dello 0,7% contro l’1,7% del Centro-Nord. I consumi delle famiglie dello 0,6 (contro 0,9%). Prevedete misure o incentivi mirati per correggere questo trend?La ZES Unica continuerà a essere il principale strumento di sviluppo del Mezzogiorno anche nei prossimi anni e a questo scopo credo sia opportuno pensare a un suo rifinanziamento con la prossima legge di bilancio che, quantomeno, replichi lo schema dell’ultima manovra: significa almeno 4 miliardi di euro aggiuntivi nel triennio. La ZES funziona perché integra misure complementari: autorizzazione unica per ridurre la burocrazia, credito d’imposta per attrarre investimenti, sgravi contributivi per favorire l’occupazione e un plafond dedicato da 300 milioni di euro per il potenziamento infrastrutturale. Secondo le stime di Ambrosetti, dal 2024 produrrà un impatto economico di circa 60 miliardi di euro e quasi 70 mila posti di lavoro, contribuendo ai circa 500 mila nuovi occupati registrati durante il governo Meloni.

L’occupazione cresce, ma in particolare nel Mezzogiorno i salari restano bassi e il potere d’acquisto delle famiglie continua a soffrire.

Sulla politica salariale il governo è già passato dalle riflessioni ai fatti. Penso al sostegno finanziario per agevolare i rinnovi contrattuali nei settori privati, alla sottoscrizione di tutti i Ccnl dei comparti pubblici, in anticipo rispetto alle scadenze, al decreto Lavoro, che stanzia un miliardo di euro per gli sgravi contributivi con una particolare attenzione al Mezzogiorno, di incentivi rafforzati ed esclusivamente dedicati. Con il “salario giusto” per la prima volta le imprese potranno accedere ai contributi solo rispettando il trattamento economico complessivo previsto dalla contrattazione collettiva.

Lei e la premier avete prospettato l’estensione della ZES a livello nazionale. In quale forma e con quali tempi potrebbe concretizzarsi? 
Il successo della ZES Unica l’ha resa una strategia di riferimento per l’intero Paese, tanto che il presidente Meloni ha indicato la possibilità di estendere il modello relativamente alla semplificazione autorizzativa. Quanto ai tempi, è un’ipotesi sulla quale il governo sta lavorando proprio in queste settimane. C’è un tema di governance, tra livello centrale e regionale, molto articolato che richiede delle valutazioni.

Il ministero delle Imprese studia l’allargamento delle Zone logistiche speciali del Centro-Nord anche alle aree non portuali. È un’iniziativa alternativa rispetto a quella di Palazzo Chigi?
Favorire gli investimenti attraverso la semplificazione burocratica è un obiettivo condiviso da tutto il governo. È quindi naturale che vengano valutati percorsi diversi per raggiungere lo stesso risultato. Sarà poi necessario armonizzare le varie iniziative all’interno di un quadro coerente.

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