L’industria italiana della moda maschile resiste ai venti tempestosi e si prepara al salone Pitti Uomo, dal 16 al 19 giugno a Firenze, per misurare la capacità di adattamento del settore alle nuove esigenze di mercato. Nel 2025 l’export – che nella moda maschile pesa più del 77% del fatturato – è sceso in valore dell’1,7% sotto quota 9,4 miliardi di euro, per effetto del calo di Germania (-4,6%), Cina (-13,1%), Svizzera (-14,1%), Hong Kong (-3,1%) e Corea del sud (-18,7%), secondo le stime Confindustria Moda su dati Istat. Cresce invece l’export verso l’Europa, a partire dal primo mercato di sbocco, rappresentato dalla Francia (+3,5%), e crescono gli Usa (+3,5%), ormai seconda destinazione delle aziende italiane. Tra i prodotti esportati tengono gli abiti, calano maglieria e camiceria, schizza in alto l’abbigliamento in pelle (+9,1%). Dopo la contrazione del 2024, l’anno scorso hanno ripreso a crescere anche le importazioni di moda uomo (+2%), che hanno raggiunto 6,6 miliardi di euro.

Tutto sommato il 2025 si è chiuso con un risultato debole ma non troppo allarmante, che va però migliorato. «Siamo fiduciosi sull’andamento del salone estivo e siamo pronti per le nuove sfide: tutti i maggiori compratori hanno confermato la presenza a Firenze e questo ci conforta», ha spiegato Antonio de Matteis, presidente di Pitti Immagine, la società organizzatrice delle manifestazioni, presentando a Milano, alla Fondazione Feltrinelli, l’edizione 110 della fiera leader mondiale nella moda uomo insieme con i vertici della società.

Tra i padiglioni della Fortezza da Basso esporranno le collezioni della primavera-estate 2027 720 marchi, per il 44% esteri (in arrivo da 30 Paesi), con l’obiettivo di attirare circa 12mila compratori. Le incognite sono legate soprattutto ai voli dall’Oriente e alla presenza dei buyer mediorientali.

La fase complessa che sta vivendo l’industria della moda, e in generale l’economia italiana, ha imposto una serie di contromisure. La più forte è il potenziamento del programma di incoming finanziato dal ministero degli Affari esteri e dall’Agenzia Ice e che permette di ospitare al salone compratori internazionali: «Viste le difficoltà manifestate dal settore nel 2025 – ha spiegato il direttore generale dell’Ice, Lorenzo Galanti – porteremo più buyer qualificati dall’estero, sia dai mercati tradizionali che da quelli emergenti, soprattutto asiatici».

Si passerà dai 300 inizialmente previsti per i saloni estivi del Pitti (Uomo, Bimbo e Filati) a 450. «È un lavoro necessario per affrontare questa fase di profondo cambiamento», ha spiegato Raffaello Napoleone, consigliere delegato di Pitti Immagine per le relazioni internazionali e istituzionali. Nel ruolo di amministratore delegato c’è da poche settimane Ivano Cauli, un passato da imprenditore digitale che vuol valorizzare: «Stiamo costruendo un ufficio innovazione che servirà a guidare, consigliare, aiutare espositori e negozianti a orientarsi nelle nuove tecnologie, spesso difficili da maneggiare per chi è piccolo e deve occuparsi di tutto. La logica sarà dare un servizio. Ci siamo conquistati questa posizione con fatica, adesso puntiamo a mantenere la nostra leadership».

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