Un’Italia spaccata in due, con il Sud che mostra segnali di crescita e un Nord, soprattutto Nord-Est, che rallenta l’attività e non sembra più la locomotiva del Paese. E’ questo lo scenario che emerge dall’andamento dei prestiti bancari regione per regione, fotografato dal rapporto Abi aggiornato a fine giugno. Ma l’andamento di contrazione dell’attività produttiva in atto trova conferma anche nei dati dell’Outlook Abi Cerved sull’andamento del tasso di deterioramento dei prestiti, quelli cioè che si trasformano in sofferenze bancarie, diffuso il 2 ottobre. I finanziamenti alle imprese crescono molto di più, nella variazione anno su anno, al Centro Sud e invece aumentano poco, quando non flettono pesantemente, al Nord. Un divario così netto non si era mai visto negli aggiornamenti precedenti, anche se il fenomeno dell’incremento dei prestiti al Sud è in atto ormai da parecchi mesi.
Flessioni tra il 3 e il 4% in Liguria e Friuli Venezia Giulia
I numeri che saltano subito all’occhio riguardano la Val d’Aosta, che segna una contrazione del 15,5 per cento, e del Lazio, dove invece i finanziamenti aumentano del 12,3 per cento, anche se un effetto traino in questa regione può essere per la presenza della pubblica amministrazione. Gli incrementi più importanti dopo quello del Lazio si registrano in Calabria e in Sicilia, dove la variazione positiva si attesta al 4,6 per cento. Segue al Centro l’Umbria, con un +4,2 per cento, e poi di nuovo nel Meridione la Puglia (+3,7%) e la Basilicata (+3,1%). Spostando l’attenzione al Nord, il dato migliore si trova in Lombardia, con +2,7 per cento; seguono l’Emilia Romagna (+2,3%), il Trentino Alto Adige (+1,6%) e Piemonte (1%). Poi è una sfilza di segni meno: Liguria -3,7%, Friuli Venezia Giulia – 4,3%, Toscana -1,3 per cento, Veneto -0,5 per cento. L’andamento medio dei prestiti alle imprese nel Paese registra un incremento del 2,6%, inferiore a quello dei finanziamenti alle famiglie, che salgono del 3,2 per cento. In questo caso l’andamento nelle varie regioni è più omogeneo: gli incrementi più significativi si vedono in Emilia Romagna (+3,9%) e in Campania (+3,8%). Bene anche in Sicilia (+3,7%), Veneto (+3,7%), Calabria (+3,5%), Toscana (+3,4%), Abruzzi (+3,1%). Nelle altre regioni segno positivo e aumenti attorno o sopra il 2 per cento.
Il tasso di deterioramento per l’industria è l’unico oltre i livelli pre-Covid
Le stime di ABI-Cerved indicano un aumento dei tassi di deterioramento nel 2026 in tutte le classi dimensionali di impresa, con incrementi compresi tra 0,1 e 0,2 punti percentuali: le microimprese passano dal 2,8% del 2025 al 3,0% del 2026, le grandi dall’1,7% all’1,9%, le piccole e medie, rispettivamente, dal 2,0% al 2,2% e dall’1,8% al 2,0%. Il flusso dei nuovi crediti in default interessa tutti i comparti considerati: se le costruzioni registrano, come ormai da anni, l’incremento più consistente, dal 2,9% del 2025 al 3,3%, il dato che colpisce di più è che l’industria aumenta dal 2,5% al 2,7%, unico settore che supera il livello del periodo pre-Covid, 2,3%, a causa della significativa contrazione della produzione. I servizi dal 2,6% al 2,7%. Più nel dettaglio, nell’industria sono le piccole imprese – il motore che traina l’economia del Paese – a segnare gli incrementi più elevati (dall’1,8% del 2025 al 2,3%), mentre nelle microimprese sono più contenuti (dal 3,0% al 3,2%). Rispetto all’andamento geografico, le stime per il 2026 indicano in aumento i tassi di deterioramento in tutto il Paese, con il divario fra le aree più rischiose e quelle meno rischiose che si riduce leggermente. E anche in questo caso c’è un altro dato significativo: gli incrementi maggiori si registrano al Nord-Est, dove la rischiosità aumenta di 0,3 punti percentuali (anche se questo è l’ambito territoriale con la rischiosità più bassa). Seguono Sud e Isole (+0,2 punti) e Nord-Ovest e Centro (+0,1 punti). Il Mezzogiorno si conferma l’area con il tasso di deterioramento più elevato, con un tasso del 3,7% e un divario di 1,7 punti percentuali rispetto al Nord-Est, che presenta il tasso più basso (2,0%). Nord-Ovest e Centro si attestano rispettivamente a 2,5% e 3,2%.
Patuelli (Abi): attenzione ai rischi delle imprese al Nord
«Pluralità nettamente diversificata di elementi che emergono con indicazioni di prestiti alle imprese nettamente più in crescita al Centro e nel Mezzogiorno rispetto al Nord italia, il che è frutto anche dei cospicui investimenti del Pnrr, e della Zes, mentre i prestiti alle famiglie hanno una crescita più omogenea in Italia anche se prevalente percentualmente nel Mezzogiorno» aveva spiegato a IlSole24ore Antonio Patuelli, presidente dell’Abi. A incidere sull’andamento del Nord Italia anche il rallentamento dell’economia della Germania. Secondo Patuelli nel dettaglio delle regioni «spicca per le imprese innanzi tutto la forte crescita del Lazio, +12,3%, e quella di varie regioni del Mezzogiorno, come Sicilia, Calabria, Puglia e Basilicata, mentre preoccupano le diminuzione della Val d’Aosta, Liguria, Friuli Venezia Giulia e anche Veneto nel Nord, e della Toscana nel Centro. Attenzione ai rischi delle imprese nel nord Italia».

