Donne, adolescenti e contesti di particolare fragilità come le carceri. Saranno questi i primi destinatari del Piano nazionale per la prevenzione del suicidio in Italia, annunciato dal ministro della Salute Orazio Schillaci in occasione della Giornata mondiale della prevenzione di questo evento che in Italia, secondo i dati riportati dall’Istituto superiore di sanità (Iss), ha comportato quasi 4mila decessi nel 2023.

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Verso il Piano

Al Piano sta lavorando il tavolo tecnico sulla salute mentale coordinato dal professore Alberto Siracusano, che è anche presidente del Consiglio superiore di sanità, che ha già prodotto dopo 13 anni di “vuoto” il Piano nazionale salute mentale 2026-2028 che ai giovani e ai detenuti nelle Rems dedica due capitoli. In questo quadro sono inoltre in corso di elaborazione anche Linee guida dedicate al tema della depressione.
Per le azioni di prevenzione del suicidio, si parte con un documento di indirizzo che “è in via di predisposizione”, annunciano dal ministero. Tra le priorità, strategie e interventi per rafforzare la prevenzione, check precoce delle situazioni di rischio e presa in carico. «Dobbiamo intervenire prima, soprattutto tra i più giovani e nelle situazioni di maggiore vulnerabilità, e garantire percorsi di assistenza adeguati e tempestivi», dichiara il ministro della Salute, Orazio Schillaci.

L’attenzione ai survivor

Attenzione anche ai cosiddetti “survivor”, cioè le persone che hanno perso un familiare o una persona cara per suicidio e che necessitano di interventi e percorsi specifici di supporto. «Dietro ogni situazione di sofferenza ci sono persone, famiglie e comunità. Rafforzare la prevenzione significa anche contrastare lo stigma che ancora troppo spesso circonda il disagio mentale e favorire una cultura dell’ascolto e della richiesta di aiuto», aggiunge Schillaci.

I dati post pandemia

Nel 2023 in Italia l’Iss certifica 3.830 decessi per suicidio tra le persone di età pari o superiore a 15 anni, dato in lieve diminuzione rispetto ai 3.934 decessi del 2022, ma che “conferma una sostanziale stabilità del rischio nel periodo post-pandemico, dopo la progressiva riduzione osservata fino alla fine degli anni 2010”, spiegano dall’Istituto.
Circa il 75% dei decessi riguarda gli uomini, che presentano un rischio quasi quattro volte superiore alle donne. Quanto all’età, gli ultimi dati, riferiti al periodo 2019-2020, mostrano un aumento del rischio con l’avanzare degli anni, particolarmente evidente tra gli uomini. Nel periodo successivo alla pandemia è stato inoltre rilevato un incremento relativo del rischio suicidario tra i giovani sotto i 25 anni.

Una rete di “sentinelle”

Intanto, all’interno del Work Package europeo dedicato alla prevenzione del suicidio, l’Istituto superiore di sanità sta lavorando all’adattamento italiano di Bizi, programma di formazione (e-learning interattivo) per cosiddetti “gatekeeper” sviluppato originariamente dal Servizio sanitario Basco e riconosciuto dalla Commissione Europea come strumento efficace per individuare e trasferire nei Stati membri buone e promettenti pratiche nell’ambito della salute pubblica.

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