Il tentativo di blitz del Governo, l’insurrezione delle opposizioni, lo stop dell’Unione europea, le rassicurazioni di Palazzo Chigi e, infine, la parziale rettifica da parte della maggioranza. È questo, in estrema sintesi, il cortocircuito andato in scena sul tema delicato del riconoscimento facciale integrato con l’intelligenza artificiale. Un dossier che ha anche diviso di nuovo il centrodestra, con Forza Italia corsa a distinguersi e a intestarsi l’esigenza di introdurre garanzie e tutele dei diritti. Mentre il Pd, con la segretaria Elly Schlein, accusa: «Il Governo litiga su tutto, è distante dai problemi delle persone, vanno spediti solo sul Grande Fratello: preferiscono controllare le persone, anziché risolverne i problemi».

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L’accelerazione del Governo

Tutto è partito il 29 luglio, quando il Governo ha provato ad accelerare sul decreto legislativo che recepisce l’Ai Act europeo (regolamento 2024/1689) e che dopo l’iter parlamentare dovrà tornare in Consiglio dei ministri per il varo definitivo, prevedendo che in casi urgenti come minacce di terrorismo o alla vita o all’incolumità personale, ricerca di persone scomparse o sequestrate, tratta o sfruttamento sessuale, le forze dell’ordine possano ottenere – previa comunicazione anche solo orale al pubblico ministero – l’autorizzazione a usare i dati biometrici raccolti con l’intelligenza artificiale. Non solo. Lo schema di Dlgs contempla anche la possibilità che i sistemi di videosorveglianza vengano usati a scopo preventivo per indagare sulle condotte di un soggetto indiziato per reati presunti, con il lasciapassare dell’autorità giudiziaria designata dal questore, e che i dati biometrici di tutti coloro che accedono a luoghi interessati da un’emergenza di ordine pubblico (il pensiero corre alle manifestazioni di Bologna e dei No Tav) possano essere memorizzati per sette giorni.

La protesta delle opposizioni e lo stop Ue

Contro queste previsioni erano subito insorte le opposizioni, gridando allo «Stato di polizia» e sottolineando in particolare che la conservazione a scopo preventivo dei dati biometrici, prima che un reato sia commesso, risulta incompatibile con il regolamento Ue. Una lettura confermata il 30 luglio dalla stessa Commissione Ue attraverso un portavoce che si è espresso nel consueto appuntamento mattutino con la stampa pur premettendo di non avere tutti gli elementi per giudicare «in anticipo» il caso italiano. «Il riconoscimento facciale negli spazi pubblici accessibili – ha spiegato – è una pratica vietata dalla legge sull’Ai (Ai Act), quindi è applicabile già dall’anno scorso e diventerà esecutivo entro quest’anno. Non vogliamo che con l’Ai ci sia un controllo pubblico su dove noi e voi ci spostiamo quotidianamente negli spazi pubblici accessibili, quindi questo è un chiaro divieto».

La sospensione alla Camera

Alla Camera, nelle stesse ore, è stato sospeso e rinviato il voto della commissione Affari europei per il freno azionato da Forza Italia. «L’adeguamento della normativa nazionale al regolamento europeo sull’Ai è un passaggio di grande rilievo, soprattutto quando riguarda l’utilizzo dei sistemi di IA nelle attività di polizia e nei procedimenti penali», ha commentato la relatrice azzurra Cristina Rossello, che aveva proposto un parere denso di rilievi critici. «Parliamo di strumenti innovativi e delicati, come l’identificazione biometrica in tempo reale, il riconoscimento facciale a posteriori e l’uso di dati biometrici per la ricerca di persone scomparse o la prevenzione di minacce imminenti. Proprio per questo servono regole chiare, garanzie solide e piena tutela dei diritti individuali riconosciuti dall’ordinamento nazionale ed europeo».

Le rassicurazioni di Palazzo Chigi

Poco dopo, ecco intervenire a cercare di placare gli animi fonti di Palazzo Chigi, secondo cui «l’Italia continuerà a rispettare la normativa europea, a partire dall’Ai Act, con le garanzie costituzionali e dei diritti di libertà, la cui verifica spetta all’autorità giudiziaria». Le stesse fonti hanno rivendicato che l’Italia si pone all’avanguardia nella governance dell’intelligenza artificiale e nell’adozione rapida di una normativa di sistema. La promessa finale è che «il Governo continuerà a lavorare in questa direzione, per uno sviluppo e un’applicazione dell’Ai centrata sull’uomo e governata dall’uomo».

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