«Nei campi la notte è più difficile muoversi, orientarsi. Il buio non aiuta ma perlomeno tiene i nostri agricoltori a riparo dal caldo record di questa estate». Effettivamente tra i filari di San Marzano non passa un filo d’aria e le temperature percepite di giorno rendono impraticabili i campi dell’Agro Sarnese-Nocerino.
Raccolta in notturna dei San Marzano
I pomodori, tradizionalmente coltivati in altezza, come i filari d’uva, quest’anno sono maturati troppo in fretta: prima di metà luglio, con oltre 15 giorni di anticipo, la raccolta era già avviata. Paolo Ruggiero, di Danicoop, storica cooperativa – fra le più numerose del territorio con i suoi 40 soci – che cura tutta la filiera del San Marzano, fino ai pelati dop in lattina (varietà Kiros), ha temuto il peggio: «Ma i nostri contadini, che peraltro non sono propriamente nel fiore dell’età, si sono organizzati autonomamente, cambiandosi i turni di lavoro, dalle 3 alle 10 e dal tramonto alle 22». Così, giocando d’anticipo e in notturna, gli agricoltori della cooperativa sarnese hanno realizzato forse una tra le migliori annate di sempre: 9000 quintali di scintillante San Marzano, pagati agli agricoltori 75 centesimi al kg. Che fruttano all’incirca 10 milioni di euro.
Pelati e passate pronti per l’export
Tutto sommato, contenute le perdite: «Poco meno del 20%, in particolare i pomodori dell’ultima fila, la quarta, coltivati nei terreni di San Valentino Torio. Il resto del raccolto ha raggiunto i nostri stabilimenti dove trasformiamo i pomodori in pelati e in passate. I nostri carichi, fuori dalla grande distribuzione, partono poi per l’estero. Esportiamo il 60% del nostro prodotto che arriva fino in Corea, destinato in tutto il mondo alle pizzerie e alla ristorazione».
Zia Regina e zio Vincenzo, icone del pomodoro sarnese
Lavorano sotto la luna anche zia Regina, 87 anni, e zio Vincenzo, 82 anni, diventati il simbolo di un’agricoltura familiare che si consolida nel tempo – nei campi c’è anche Giuseppe, figlio di Regina – e che attrae chef, turisti e imprenditori. Ogni anno arrivano da tutti i continenti per scoprire i segreti di una terra fertile, di origine vulcanica, che regala produzioni d’eccellenza. Ad accoglierli, Paolo Ruggiero che nella Danicoop è la quarta generazione. Suo padre Edoardo è il presidente.
La questione insuperabile dell’italian sounding
Ma se quest’anno il San Marzano ha fatto i conti con il cambiamento climatico, da più tempo il pomodoro di Sarno, con il suo forte potere evocativo, lotta contro le contraffazioni, nonostante la Dop: «Sono stato al Fancy Food di New York e ho capito che il problema non è risolvibile. In America – conclude Ruggiero – hanno sostituito la parola tomato con San Marzano. E quelli che erano in fiera, in bella mostra anche davanti alle nostre istituzioni, erano per la maggior parte dei falsi, pur rimportando la nostra dicitura. Questo ci toglie tanto, considerato che negli Stati Uniti il 95% del San Marzano è espressione di italian sounding».

