La TAVI, acronimo di Transcatheter Aortic Valve Implantation, è una procedura mininvasiva che permette di sostituire la valvola aortica danneggiata senza dover aprire il torace né ricorrere alla tradizionale chirurgia a cuore aperto. Si tratta di una delle innovazioni più significative della cardiologia interventistica moderna per il trattamento della stenosi aortica severa, una patologia che può compromettere gravemente qualità e aspettativa di vita.
Negli ultimi anni questa tecnica ha rivoluzionato l’approccio terapeutico soprattutto nei pazienti anziani o fragili, che presentano condizioni cliniche tali da rendere più rischioso un intervento cardiochirurgico tradizionale. Ma cosa succede dopo l’intervento? Si può tornare a una vita normale?
Al Policlinico San Donato, centro di riferimento nazionale per la TAVI e primo in Italia per numero di procedure eseguite ogni anno, circa 400 interventi; centinaia di pazienti si affidano all’esperienza di specialisti altamente qualificati. Intervistiamo il prof. Francesco Bedogni, direttore delle Unità di Cardiologia clinica, interventistica e di Terapia intensiva coronarica (UTIC) all’IRCCS Policlinico San Donato.

Che cos’è la stenosi aortica e perché è pericolosa
La stenosi aortica è una malattia della valvola aortica, che tende a calcificarsi e restringersi con l’età, ostacolando il corretto passaggio del sangue dal cuore al resto del corpo. La valvola aortica, una delle quattro valvole cardiache, si occupa di regolare il flusso del sangue dal ventricolo sinistro all’aorta. Quando si restringe il cuore è costretto a lavorare di più per pompare il sangue e, con il tempo, questo sovraccarico può provocare scompenso cardiaco e altre complicanze.
«Quando compaiono i sintomi, la prognosi peggiora rapidamente. I segnali da non sottovalutare – spiega il professor Bedogni – sono affanno, dolore toracico, svenimenti, stanchezza e ridotta tolleranza allo sforzo».
Anche attività quotidiane, come salire le scale o camminare, possono diventare faticose. In assenza di trattamento, la stenosi aortica sintomatica può avere una mortalità fino al 50% a due anni dalla diagnosi. Per questo è fondamentale una diagnosi precoce e una presa in carico specialistica.

Come si esegue l’intervento TAVI
La TAVI si esegue generalmente in anestesia locale, attraverso un accesso percutaneo dall’arteria femorale, a livello inguinale. Tramite un sottile catetere viene trasportata e posizionata una nuova valvola biologica all’interno di quella malata. Rispetto alla sostituzione valvolare chirurgica tradizionale, la TAVI non richiede l’apertura del torace né l’utilizzo della circolazione extracorporea.
Il vantaggio principale è la mininvasività che consente una riduzione del dolore, minori complicanze e tempi di recupero più rapidi.
Prima dell’intervento il paziente viene sottoposto a esami approfonditi tra cui:
● ecocardiogramma per confermare la gravità della stenosi;
● TAC cardiaca e vascolare per studiare l’anatomia del cuore, delle coronarie e dei vasi e per scegliere dimensioni e modello della valvola più adatti;
● elettrocardiogramma;
● esami del sangue.
Ogni caso viene poi discusso da un Heart Team multidisciplinare composto da cardiologi, cardiochirurghi, anestesisti, per garantire la strategia più sicura ed efficace.

Recupero e qualità di vita dopo la TAVI
Dopo l’intervento, il paziente viene monitorato in terapia sub-intensiva o in UTIC per controllare il ritmo cardiaco ed escludere eventuali complicanze. Nella maggior parte dei casi può alzarsi già il giorno successivo e le dimissioni avvengono mediamente dopo 3-5 giorni.
«I pazienti spesso ci raccontano di sentirsi rinati», sottolinea Bedogni. I sintomi tendono infatti a ridursi o a scomparire, con un significativo miglioramento della qualità della vita e della sopravvivenza. Una volta dimessi è importante seguire attentamente le indicazioni del cardiologo, assumere le terapie prescritte e riprendere gradualmente le attività quotidiane.

Quanto dura una valvola TAVI
Le moderne valvole TAVI hanno una durata media di 8-10 anni. In caso di degenerazione della protesi, è possibile intervenire nuovamente con una procedura mininvasiva chiamata valve in valve, che consente di impiantare una nuova valvola all’interno della precedente, evitando un intervento più invasivo.

I controlli dopo l’intervento
Dopo la TAVI è fondamentale seguire un programma di follow-up cardiologico con visite di controllo a 1 mese, 6 mesi e poi annualmente. Durante i controlli si eseguono visita cardiologica, elettrocardiogramma, ecocardiogramma ed eventuali esami del sangue per monitorare il corretto funzionamento della valvola e l’eventuale comparsa di aritmie.
«In una minoranza di casi può rendersi necessario l’impianto di un pacemaker, ma nella grande maggioranza dei pazienti il decorso è rapido e i benefici sono evidenti», conclude Bedogni.
Mantenere uno stile di vita sano, smettere di fumare, controllare pressione e colesterolo, seguire una dieta equilibrata e fare attività fisica regolare sono elementi essenziali per proteggere il cuore nel lungo termine.

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